Oltre 10mila euro buttati via per le autorizzazioni all'occupazione del suolo pubblico tra dicembre e gennaio. Sono diversi i titolari dei locali della movida a denunciare spese folli senza alcun riscontro, a seguito del blitz avvenuto la mattina del 5 febbraio, quando i vigili urbani e la polizia di stato hanno disposto il sequestro con l'intimazione alla rimozione entro 24 ore delle strutture amovibili all'esterno di bar e ristoranti sul lungomare. Il racconto parte dal 7 dicembre scorso, quando era stata predisposta una proroga che consentiva di installare i gazebo durante le festività natalizie fino al 31 gennaio. «Per ottenere l'autorizzazione abbiamo versato una quota al Comune, - spiega il gestore di un locale della movida - anche se non ci spettava in quanto la proroga equivaleva ad un nulla osta rispetto al vecchio regolamento, avendo ormai oltrepassato tutti noi i 120 giorni che costituiscono il tempo massimo per l'occupazione del suolo pubblico». Per evitare di smontare i gazebo e rimontarli poco dopo, i titolari di bar e ristoranti del lungomare hanno chiesto all'ente di concedere l'autorizzazione a pagamento per occupare il suolo nei 40 giorni successivi al 31 gennaio, essendo ancora in vigore il vecchio regolamento che consente di sfruttare le strutture esterne per 120 giorni all'anno. «L'ufficio tecnico ha lasciato intendere che avremmo dovuto pagare, smontare e poi attendere l'autorizzazione, che il Suap presumibilmente avrebbe concesso nell'arco di dieci giorni. - spiega un altro gestore - A fine gennaio, pertanto, abbiamo presentato la richiesta, versando la quota di riferimento, ma oggi ci ritroviamo senza i gazebo e non sappiamo neppure che fine abbiano fatto quei soldi». La Soprintendenza, intanto, non ha ancora espresso un parere in merito ai modelli unificati previsti dal unovo regolamento. E intanto si avvicina inesorabilmente il 20 marzo, data indicata come inizio dei 10 mesi consecutivi per l'installazione dei gazebo fino al 20 gennaio. Toccherà al commissario sbrogliare la matassa sollecitando la Soprintendenza, ma i tempi stringono e il rischio che i gestori dei locali debbano ricorrere ai licenziamenti per rientrare di tutte le spese è sempre più elevato.
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