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Castellammare - Bomba ecologica, ben 93 siti stabiesi tra le aree contaminate della Campania

Nel censimento dei siti contaminati figura anche l'arenile, che continene idrocarburi, insetticidi e metalli pesanti, oltre ad una serie di aree industriali pubbliche e private, alcune dismesse. E intanto scattano le indagini della magistratura.

tempo di lettura: 2 min
di Mauro De Riso
06/01/2018 15:40:18
Castellammare - Bomba ecologica, ben 93 siti stabiesi tra le aree contaminate della Campania

Una vera e propria bomba ecologica a Castellammare di Stabia. In base al censimento dei siti potenzialmente contaminati nel litorale vesuviano, sono ben 93 le aree che richiederebbero un intervento di bonifica a causa della contaminazione dovuta perlopiù a metalli pesanti e idrocarburi. E intanto la magistratura indaga sulle aree industriali dismesse, nelle quali lo scempio ambientale permane ormai da decenni.

Ma entriamo nel dettaglio. Nell'elenco stilato dalla Regione Campania figura anche l'arenile stabiese, che sul versante di Corso Garibaldi risulterebbe ricco di idrocarburi, metalli e IPA, gli idrocarburi policiclici aromatici che si possono ritrovare in svariati prodotti come i gas di scarico, il fumo della sigaretta, la carne alla griglia e gli alimenti affumicati e che in grandi quantità facilitano l'insorgenza del cancro cutaneo e polmonare. Ma tra le sostanze contaminanti ci sarebbero anche i fitofarmaci, ossia gli insetticidi e gli antiparassitari, in quantità tale da produrre conseguenze nocive alla salute. L'arenile stabiese, pertanto, torna nel mirino sebbene nell'ultimo anno si sia provveduto ad una pulizia superficiale che, in ogni caso, non sarebbe sufficiente ad eludere una problematica che potrebbe persino minare il buon esito dei progetti che l'amministrazione comunale ha in mente per la valorizzazione del tratto di costa, a partire dall'imminente concorso di idee per porre le basi del piano spiaggia, da strutturare probabilmente entro l'estate.

Ma sono le aree industriali a destare preoccupazioni ancora maggiori, al punto tale da mettere in allerta la magistratura. Il suolo e le acque sotterranee dello stabilimento Fincantieri, ad esempio, in base al censimento della Regione, risultano contaminati da IPA, idrocarburi e metalli. Non se la passano meglio Marina di Stabia, l'Italcementi e la Maricorderia, mentre tra le aree dismesse spiccano l'ex Aranciata Faito, l'ex Cirio e l'ex Avis, tutte finite nel mirino degli inquirenti per la presenza di sostanze inquinanti che potrebbero arrecare danni alla salute dei cittadini. Nell'elenco figurano anche ben 16 pompe di benzina, molte delle quali ormai non più funzionanti, oltre ad una palestra, una scuola, un hotel, alcune concessionarie e sei impianti di trattamento dei rifiuti, che includono anche l'ex deposito Multiservizi e il depuratore Foce Sarno.

È evidente che, in taluni casi, l'ipotesi di contaminazione sia una diretta conseguenza delle sostanze costantemente trattate nelle aree in questione, ma un numero così elevato di siti contaminati non può che far suonare un campanello d'allarme su un territorio che nasconde nel suolo e nel sottosuolo minacce sostanziali per la salute dei cittadini.

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