Beni confiscati dichiarati inaccessibili dipo i controlli chiesti dal Comune. Ma in realtà erano occupati da soggetti criminali. Una vicenda a tinte fosche emerge dalla relazione del Ministro Lamorgese, contenente in sintesi le motivazioni dello scioglimento del consiglio comunale stabiese per infiltrazioni mafiose. Dagli esiti ispettivi della commissione d’accesso e dagli accertamenti delle forze di polizia, infatti, risulta che “alcuni beni immobiliari e terreni agricoli sono rimasti nella disponibilità degli stessi soggetti criminali ai quali erano stati confiscati, che hanno continuato a goderne l’uso in assenza di qualsiasi controllo da parte del comune”. Il tutto “diversamente da quanto dichiarato dall’ufficio patrimonio del comune e dalla polizia municipale che per alcuni ne aveva addirittura attestato l’inaccessibilità”. Tale circostanza è emersa però “solo a seguito dell’accesso ispettivo che ha determinato specifiche verifiche da parte dell’arma dei carabinieri che hanno consentito di accertare l’effettivo stato delle cose”. In sostanza, la polizia municipale e l’ufficio patrimonio avevano adempiuto all’indirizzo politico di procedere alla ricognizione dei beni confiscati. Ma, nella loro relazione erano riportati come inaccessibili alcuni cespiti. Un paragrafo, come altri presenti all’interno della relazione, su cui potrebbero aprirsi anche ulteriori scenari di inchiesta per verificare le ragioni della divergenza emersa tra la relazione degli addetti comunali e la verifica degli ispettori.
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