«I lavoratori della MEB da due anni stanno provando a richiamare la nostra attenzione sulle ragioni della loro lotta. Dal primo gennaio la situazione, già precaria, è peggiorata perché terminata anche la copertura degli ammortizzatori sociali a cui si è aggiunto l’incendio del loro presidio avvenuto la notte del 31 dicembre, che potrebbe sembrare quasi come il tentativo di cancellare quella vertenza, per piegare lavoratori che con dignità si stanno battendo per assicurare un minimo di sicurezza alle loro famiglie». Lo dice l'ex sindaco Salvatore Vozza che da qualche mese sta provando a sensibilizzare cittadini e politici su alcuni dei principali problemi che attanagliano la città. «Nessuno pensa che la lista delle lamentele possa sostituire lo sforzo necessario e urgente per definire una proposta per il futuro della nostra città. Ma nemmeno qualcuno può illudersi che non ci sia accorti della sufficienza inaccettabile con cui sono stati trattati i problemi di Castellammare» dice Vozza, che quindi va nel dettaglio delle questioni. «Basta consultare, per rendersene conto, gli atti del PNRR sulla portualità, o il piano strategico della stesa AdSP, o la programmazione fatta dall’ACER (ex IACP) per gli interventi sull’edilizia popolare, o - nonostante si sbandieri la conquistata balneabilità e il prossimo miracolo del Sarno - il mancato adeguamento del collettore litoraneo di Castellammare che attraversa la Villa Comunale, o ancora gli interventi non ancora realizzati per far fronte al dissesto idrogeologico, o quelli non fatti per completare i pennelli a difesa della costa.In ogni caso vi è da sottolineare che Castellammare vive paradossalmente una situazione segnata dal fatto che mentre presenta annosi problemi , dall’altro potrebbe finalmente contare su risorse sufficienti per avviare una fase nuova e positiva. Ed questa la ragione per cui penso che la vicenda dei lavoratori della MEB, così come quella delle TERME, dovremmo considerarle il pretesto, o meglio ancora l’opportunità, per aprire una “VERTENZA CASTELLAMMARE” più ampia».
Quale possa essere lo sbocco che avrà la vertenza della MEB, in primo luogo per il reimpiego dei lavoratori, non si riesce ancora a comprenderlo; si rincorrono le voci più disparate sui possibili acquirenti e sulle attività che li si potrebbero insediare. Faccio presente che la MEB è ubicata in Corso De Gasperi, uno dei nodi decisivi per il rilancio della città. Una strada costeggiata da due doppi strati: il primo fatto di capannoni abbandonati, dal grande porto di Marina di Stabia, da attività di varia natura, da case e edifici con funzioni pubbliche, il secondo strato da un arenile meraviglioso e dal mare, il naturale prolungamento della Villa Comunale e lo spazio per creare nuove attrezzature pubbliche e per il turismo; dal lato opposto troviamo la ferrovia e poi ancora, paralleli ai binari, vi sono spazi industriali da anni improduttivi, vuoti urbani e le case del quartiere dei CMI. Questo per sottolineare che non possiamo continuare a far occupare gli spazi senza un criterio e una logica coerente con il tipo di sviluppo che auspichiamo per Castellammare: da tempo, invece, mischiamo e si rincorrono funzioni importanti con circa trecentomila mq di aree industriali dismesse. Manca e si avverte una programmazione chiara.
Lo sguardo quindi va sul litorale stabiese, quello a nord della villa comunale, oggetto di tanti progetti nessuno dei quali sembra riuscire a concretizzarsi. «In questi anni i ritardi nostri, le scelte regionali e dell’Asi le aspettative create del Piano Casa , non hanno aiutato a definire una programmazione coerente e corretta con la necessita di recuperare e valorizzare la linea di costa - dice Vozza - Quel tratto importante della città potrà essere un luogo urbano senza una funzione, occupato da depositi e da attività varie, o invece trasformarsi nella nuova porta della Città realizzando un dialogo e sinergie con Pompei ed altri Comuni, con l’insieme della costa Vesuviana. Di tentativi ne sono stati fatti, ma o sono stati bloccati per il prevalere di altre visioni e interessi , o anche per la gestione sbagliata di strumenti, e penso al Grande Progetto Pompei. Oggi è arrivato il momento di riprendere questa sfida ed è per questo che non possiamo rimanere indifferenti rispetto al modo in cui saranno utilizzate le aree: dalla Meb all’Avis, dalla Cirio ai Mulini Daunia. Il CIS, il PNRR, la programmazione Regionale e della Città Metropolitana, l’istituzione delle ZES sono tutte possibilità che, se coordinate e utilizzate per sostenere scelte pubbliche, potranno rompere il blocco creatosi in questi anni. Servirà anche costruire una forte intesa con gli operatori privati, la definizione dei tempi e i contenuti per la realizzazione delle opere a terra di Marina di Stabia. Per realizzare questo percorso è necessario che tutti i soggetti interessati lavorino a definire un serio Accordo per lo Sviluppo di Castellammare. L’accordo va costruito oggi, in questo passaggio difficile che sta vivendo la città con lo scioglimento del Comune per camorra. Oggi va dato un segnale chiaro della volontà della città di mettersi alle spalle le vecchie contrapposizioni. Dopo aver discusso per anni - anche vivacemente - se Castellammare dovesse essere legata allo sviluppo dell’industria o del turismo, evitiamo quanto meno la beffa di trovarci con una città ormai pressoché deindustrializzata, se non per il presidio di Fincantieri che dobbiamo continuare a difendere, e che per converso non riesce nemmeno a ri-lanciare il turismo» conclude Vozza.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.