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Castellammare - «Basta infierire sulla città, occorre una seria programmazione»

L'ex sindaco Salvatore Vozza richiama l'attenzione sulla vertenza MEB e sullo sviluppo del litorale di via De Gasperi.

tempo di lettura: 5 min
05/01/2023 09:06:37
Castellammare - «Basta infierire sulla città, occorre una seria programmazione»

«I lavoratori della MEB da due anni stanno provando a richiamare la nostra attenzione  sulle ragioni della loro lotta. Dal primo gennaio la situazione, già precaria, è peggiorata perché  terminata anche  la copertura degli ammortizzatori sociali  a cui si è aggiunto l’incendio del loro presidio avvenuto la notte del 31 dicembre, che potrebbe sembrare quasi come il tentativo di  cancellare quella vertenza, per  piegare lavoratori  che con dignità si stanno battendo  per  assicurare un minimo di sicurezza alle loro famiglie». Lo dice l'ex sindaco Salvatore Vozza che da qualche mese sta provando a sensibilizzare cittadini e politici su alcuni dei principali problemi che attanagliano la città. «Nessuno pensa che  la lista delle lamentele possa sostituire lo sforzo necessario e urgente per definire una proposta per il futuro della nostra città. Ma nemmeno qualcuno può illudersi  che non ci sia accorti della  sufficienza inaccettabile con cui sono stati trattati i problemi di Castellammare» dice Vozza, che quindi va nel dettaglio delle questioni.  «Basta  consultare, per rendersene conto,  gli atti del PNRR sulla portualità, o il piano strategico della stesa AdSP, o la programmazione fatta dall’ACER (ex IACP) per  gli interventi sull’edilizia popolare, o - nonostante si sbandieri la conquistata balneabilità e il prossimo miracolo del Sarno - il mancato adeguamento del collettore litoraneo di Castellammare  che attraversa la Villa Comunale, o ancora gli  interventi non ancora realizzati per far fronte al dissesto idrogeologico, o quelli non fatti per completare i pennelli a difesa della costa.In ogni caso vi è da sottolineare che Castellammare vive paradossalmente  una situazione segnata dal fatto che  mentre  presenta  annosi problemi , dall’altro potrebbe finalmente contare su  risorse sufficienti per  avviare una fase nuova e positiva. Ed questa la ragione per cui penso che la  vicenda  dei lavoratori della MEB, così come quella delle TERME,  dovremmo considerarle  il pretesto, o meglio ancora l’opportunità,  per aprire una  “VERTENZA  CASTELLAMMARE” più ampia».

Quale  possa essere lo sbocco che avrà la vertenza della MEB, in primo luogo per il reimpiego dei lavoratori, non si riesce ancora a comprenderlo; si rincorrono le voci più disparate sui possibili acquirenti e sulle attività che li si potrebbero insediare.  Faccio presente che la MEB è ubicata in Corso De Gasperi, uno dei nodi decisivi per il rilancio della città. Una strada costeggiata  da due doppi strati: il primo fatto di capannoni abbandonati, dal grande porto di Marina di Stabia, da attività di varia natura, da case e edifici con funzioni pubbliche, il secondo strato  da un arenile meraviglioso e  dal mare, il naturale prolungamento della Villa Comunale e lo spazio per creare nuove attrezzature  pubbliche e  per il turismo; dal lato opposto troviamo la ferrovia e poi ancora, paralleli ai binari, vi sono spazi industriali  da anni  improduttivi,  vuoti urbani   e le case  del quartiere dei CMI. Questo per sottolineare che non possiamo continuare a far occupare gli spazi senza un criterio e una logica coerente con il tipo  di sviluppo   che auspichiamo per Castellammare: da tempo, invece, mischiamo e si rincorrono funzioni importanti  con  circa trecentomila mq di aree industriali dismesse. Manca e si avverte   una programmazione chiara.

Lo sguardo quindi va sul litorale stabiese, quello a nord della villa comunale, oggetto di tanti progetti nessuno dei quali sembra riuscire a concretizzarsi. «In questi anni i ritardi nostri, le scelte regionali e dell’Asi  le aspettative create del Piano Casa , non hanno aiutato a definire   una programmazione coerente e corretta con la necessita di recuperare e valorizzare la  linea di costa - dice Vozza - Quel tratto importante della città potrà  essere un luogo urbano senza una funzione, occupato da depositi e da attività varie, o invece trasformarsi nella nuova porta della Città   realizzando  un dialogo e sinergie con Pompei ed  altri Comuni, con l’insieme della costa Vesuviana. Di tentativi ne sono stati  fatti, ma  o sono stati bloccati   per il prevalere di altre visioni e interessi , o anche per la gestione sbagliata di strumenti, e penso al Grande Progetto  Pompei. Oggi è arrivato il momento di riprendere questa  sfida ed è per questo che non possiamo rimanere indifferenti rispetto al modo in cui saranno utilizzate le aree: dalla Meb all’Avis, dalla Cirio ai Mulini Daunia. Il CIS, il PNRR, la programmazione Regionale e della Città Metropolitana, l’istituzione delle ZES  sono tutte possibilità che, se coordinate e utilizzate per sostenere scelte pubbliche, potranno  rompere il blocco  creatosi in questi anni. Servirà anche costruire  una forte intesa con gli operatori privati, la definizione dei  tempi e i contenuti per la realizzazione delle opere a terra di Marina di Stabia. Per realizzare  questo percorso è necessario  che tutti i soggetti  interessati lavorino a definire  un serio Accordo per lo Sviluppo di Castellammare. L’accordo va costruito oggi, in questo passaggio difficile che sta vivendo la città con lo scioglimento del Comune per camorra. Oggi va dato un segnale chiaro della volontà della città di mettersi alle spalle le vecchie contrapposizioni. Dopo aver discusso per anni  - anche vivacemente  - se Castellammare dovesse essere legata allo sviluppo dell’industria o del turismo,  evitiamo quanto meno la beffa di trovarci con una città ormai pressoché deindustrializzata, se non per il presidio di Fincantieri che dobbiamo continuare a difendere,  e che per converso non riesce nemmeno a ri-lanciare il turismo» conclude Vozza.

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