Troppe polveri sottili nell’aria. E’ lo scenario che emerge a seguito della recente relazione di Arpac, che all’inizio del nuovo anno ha effettuato i rilevamenti in città. Una situazione allarmante al punto da indurre i commissari ad emanare un’apposita ordinanza per limitare i fattori inquinanti fino al prossimo 31 marzo, allo scopo di ridurre la presenza di materiale particellare PM10 nell’aria e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente. Castellammare dunque inaugura il 2023 con un altro spiacevole riscontro: l’aria in città è troppo inquinata e questo aspetto rischia di causare gravi danni alla salute dei cittadini. Ma come risolvere la criticità emersa? Le misure adottate dai commissari, d’altra parte, sembrano rappresentare una soluzione tampone, tra l’altro suggerita proprio da Arpac, per porre rimedio al problema. Ma tutto poteva (e potrebbe ancora) essere risolto agendo direttamente alla radice. Nei cassetti del Comune, infatti, giace il Piano urbano di mobilità (Pum), che era stato parzialmente adottato nel 2020 in via sperimentale con l’obiettivo di aprire la città ai pedoni e limitare traffico e smog. Una prospettiva di città “green” che si pone anche sulla scia dei modelli di sostenibilità ambientale promossi dall’Unione Europea, per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica ed anche per favorire l’accoglienza turistica. Una città senza rumori, senza caos e senza smog, d’altra parte, accresce anche la qualità della vita e dell’ospitalità. Certo, le infrastrutture non sono ancora pronte del tutto. Ma recuperare quel Piano potrebbe rivelarsi utile per evitare che in futuro il Comune sia costretto a fare i conti con un’altra situazione simile a quella odierna.
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