A distanza di 31 anni la ferita è ancora aperta, da quel maledetto giorno in cui lo stadio Heysel di Bruxelle che ospitò la finale di Coppa dei Campioni (torneo oggi rinominato Champions League), divenne un vero e proprio campo di battaglia. Nella capitale belga si giocò la finale del torneo tra la Juventus di Michel Platini e il Liverpool. Erano le 18:30 quando i tifosi inglesi, gli hooligans, distrussero la rete che li separava la settore occupato dai tifosi juventini. A quel punto ci fu il caos più totale. La telecronaca dell’evento diretta da Bruno Pizzul cercò di spiegare ai telespettatori quanto stava accadendo, ma fu difficile dare un senso a quelle immagini e soprattutto a capire la gravità della cosa. La polizia non riuscì a controllare i tifosi inglesi, allora noti in tutta Europa per la loro violenza, e spinsero i supporters bianconeri fino all’estremità degli spalti. Presi dal panico i tifosi italiani si ammassarono nell’angolo più estremo del settore (allora indicato con il nome di Settore Z), schiacciati l’uno sull’altro contro un muro. Questo non riuscì a reggere il peso delle tante persone ammassate ed infine crollò. Fu una vera e propria strage. Solo i tifosi intrappolati tra le macerie si salvarono, mentre quelli travolti e schiacciati trovarono invece la morte. Furono 39 le vittime. Un esito davvero sconvolgente. Ma quello che lasciò ancora più sconvolti i numerosi tifosi accorsi in Belgio per sostenere la propria squadra, fu che la partita si giocò lo stesso. Per evitare un bilancio ancora più grave, la Uefa e le autorità diedero l’ordine di giocare comunque. I giocatori non avevano idea della gravità dei fatti e giocarono tranquillamente con la voglia e la determinazione per conquistare il prestigioso titolo. La partita terminò poi con la vittoria della Juventus per uno a zero grazie ad un rigore realizzato da Platini. Fu la prima Coppa dei Campioni conquistata dai bianconeri. Fu una sconfitta per il calcio, per lo sport e non solo: secondo quanto affermato dalla “Gazzetta dello Sport” anche la Uefa venne condannata, ritenuta anch’essa responsabile della strage: vennero dati tre mesi con la condizionale al segretario generale Hans Bangerter e la Cassazione belga confermò nel 1991 le condanne a 4 anni con la condizionale e 60mila franchi per nove hooligans mentre altri tre dovettero scontare un anno in più di reclusione.