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Spam, battaglie legali e vendette: ecco gli effetti della liberalizzazione delle estensioni di primo livello

tempo di lettura: 3 min
01/06/2015 12:09:09

Il 12 gennaio del 2012 il mercato dei domini di primo livello (TLD o Top Level Domain in inglese), ovvero la parte che si trova all’estrema destra di un qualsiasi indirizzo web, è stato liberalizzato. Questo significa che, a partire da questa data, è teoricamente possibile registrare una combinazione di lettere qualsiasi da utilizzare come suffisso per un indirizzo web, previa accettazione e autorizzazione dell’ICANN, l’organo addetto alla gestione dei domini internet. Nel corso di questi anni sono state rese disponibili numerose nuove estensioni e molte altre continuano a fare la loro comparsa sul mercato. Per farsi un’idea della varietà di TLD disponibili, basta dare un’occhiata, al sito di 1and1.it, che presenta un'offerta di oltre 600 domini di primo livello. L’esigenza alla base di questa liberalizzazione, sta nella necessità sempre più contingente di personalizzare l’indirizzo web del proprio sito internet.

Non tutti gli effetti scatenati da questa piccola rivoluzione sono stati positivi. Si sono verificate diverse dispute legali per l’acquisizione dei diritti dei domini con maggiore potenziale. Questo il caso di .music, che è stato l'oggetto di una contesa tra big come Google, Amazon e l’ente rappresentante i diritti delle industrie discografiche. Contese che possono anche avere esiti inaspettati e paradossali, come il celeberrimo caso di .pizza o di .roma, aggiudicato da una società inglese e non da un ente italiano, come sarebbe stato più "logico" aspettarsi. Più recente, invece, la storia del dominio .sucks (che tradotto in italiano significa "fa schifo”) che è attualmente di proprietà della società Vox Populi. Un investimento fatto a suo tempo e sicuramente ben riuscito, visto che sembra che moltissime società abbiano accettato di pagare ben 2.500 Dollari per acquistare la combinazione del dominio "nome del proprio brand + .sucks” da Vox Populi al solo scopo di evitare possibili pubblicità negative da parte di competitors. A partire da Giugno infatti, il dominio .sucks verrà offerto a cifre più accessibili e non sarebbe una sorpresa trovare siti del tipo Apple.sucks o Adidas.sucks realizzati ad hoc e messi sul web da aziende concorrenti.

Rimanendo sempre in tema di cattive pubblicità, citiamo anche il recentissimo caso che ha coinvolto l'ex CEO di Hewlett Packard, Carly Fiorina, che lo scorso 4 Maggio ha annunciato tramite Twitter di voler concorrere alle primarie per le prossime elezioni in USA. Grandissima la sua sorpresa al momento in cui andando a provare a registrare il dominio http://carlyfiorina.org/, ha non solo scoperto che apparteneva già a qualcun altro, ma che il sito presentava una pagina con il seguente messaggio:

"Carly Fiorina non è riuscita a registrare questo dominio, così lo uso io per dirvi quante persone ha licenziato alla Hewlett-Packard. Sono state tutte queste:…”

Il sito, al momento offline, si è rivelato alla fine di tutto essere una vendetta messa a punto dai suoi ex dipendenti.

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