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Ogni arte è stata contemporanea. Il coniglio in acciaio inox di Jeff Koons da 91,1 milioni di dollari avrà mai lo stesso valore artistico di un Caravaggio?


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Esiste un valore emotivo e non meramente quantificabile in cifre di un'opera d'arte?

Cosa si intende per opera d'arte, chi e come ne stabilisce  i parametri e soprattutto che valore ha oggi un'opera contemporanea rispetto ad una del passato?

 

Per opera d'arte si intende “una creazione artistica prodotta da un professionista di un'arte, che abbia una funzione ed un valore puramente estetico. L'opera d'arte può essere materiale o immateriale”.

 

Ma qual è la differenza fra l'arte antica e l'arte contemporanea? Tutte le opere d'arte a partire dalle statuaria plastica dell'arte greca, ai maestri del rinascimento, fino ad una vera pittura moderna che irrompe con Caravaggio,  sono “misteriosamente” in grado di suscitare forti emozioni, sia nello spettatore inconsapevole, che negli esperti. L'arte contemporanea, che intesa in senso storico e non necessariamente stilistico, per datazione facciamo convenzionalmente iniziare (a seconda delle correnti di pensiero) con la fine del neoclassicismo o con l'inizio dell'impressionismo, dovrebbe essere un “tipo” di arte che vede coinvolte maggiormente le emozioni, sia dell'artista, che crea mosso da un vero fervore artistico e non più esclusivamente per commissione, sia del pubblico che nell'arte contemporanea diventa parte integrante dell'opera. Eppure non sempre all'arte contemporanea viene dato lo stesso peso artistico delle arti antiche e moderne (per moderno si intende dal Rinascimento alla fine del '700).

L'arte classica è un sistema formale chiuso, è di più semplice ed immediata comprensione; si osserva l'immagine ed immediatamente ne si comprende il messaggio dell'artista e non vi è spazio per interpretazioni personali, (le uniche diatribe interpretative nascono nell'intenzione di svelare un messaggio dialettico meno rivelatore, per il desiderio talvolta dell'artista di osare ed inserire dettagli meno evidenti che tuttavia non ne compromettono il messaggio) basti pensare all'arte figurativa con funzione cultuale, didascalico o narrativo che ritroviamo negli affreschi delle pareti delle chiese o degli edifici pubblici e di rappresentanza. Le raffigurazioni nelle arti antiche coincidono perfettamente con immagini  codificate conosciute, seppur spesso raffigurano allegorie, esse sono schematizzate in un modello comune, di comprensione immediata e di conoscenza universale;  immagini che sostituiscono le parole.

L'arte contemporanea invece, sistema formale aperto, mette l'osservatore dell'opera in una diversa prospettiva: non gli delega più esclusivamente il ruolo di spettatore ma lo eleva ad un più alto registro formale, dandogli una funzione fondamentale: lo mette al centro dell'opera, rendendolo parte attivo di essa.

L'artista che espone una tela, una scultura, un'installazione o che dirige o mette in scena una rappresentazione lo fa mosso dall'ispirazione, ma non si pone il limite di trasmettere una spiegazione unilaterale della sua creazione, fa si invece che chiunque, in base alle emozioni che prova nel momento della visione, produca la propria interpretazione.

Secondo tale visione, l'arte contemporanea dovrebbe risultare facile ed accessibile a tutti, ma spesso il risultato è opposto perché per pigrizia l'uomo tende a rifiutare ciò che non comprende immediatamente, senza sforzarsi di trovare la giusta chiave di lettura, ma una volta codificata, l'arte contemporanea può risultare una rivelazione sublime e catartica perché assurge anche a funzione  di conoscenza dei propri limiti.




 

D'altronde  non bisogna dimenticare che ogni arte è stata contemporanea e non sempre, gli stessi artisti dell'antichità sono stati compresi ed accettati nella loro contemporaneità. Molti gli artisti che hanno continuato a realizzare opere rimanendo sempre con un piede nel passato, rispetto ai moderni fervori che avanzavano, pur di non perdere committenze e credibilità. Molti quelli che hanno realizzato opere su incarico, accolte con immensa approvazione, che hanno poi tenuto per sé esperimenti innovativi, che solo dai posteri sono stati considerati capolavori nei successivi secoli.

 

Ma allora, come si stabilisce realmente il valore di un'opera d'arte?

Per restringere il campo di indagine escluderemo artisti come Fidia, Giotto, Piero della Francesca, Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Palladio, Tiziano, Caravaggio, Velàsquez, Goya, David, Canova, Turner, Monet, Cézanne, Picasso, Le Corbusier, Van Gogh, ed altri loro pari che sono convenzionalmente ritenuti agli occhi dell'intera opinione pubblica artisti di incommensurabile ed inestimabile valore artistico e culturale.

Analizziamo la valutazione di un'opera contemporanea attuale, di un artista vivente, magari addirittura di un emergente.

 Le variabili valutative saranno varie. Spaziano da quelle oggettive: stile, tecnica, dimensione, materiali, a quelle più prettamente mutevoli  come l'inclinazione e le correnti artistiche al momento della valutazione, fino a quelle più “eteree” che tuttavia  incidono sul sistema e sul mercato economico e di apprezzamento (gallerie in cui le opere vengono esposte, promozione dell'artista, presentazione dell'opera da parte di nomi già consolidati nell'ambiente artistico e critico). A queste variabili vanno aggiunte quella della cosiddetta “fortuna critica” e l'accoglimento del pubblico;  molto spesso, quasi in un sadico  circolo vizioso, influenzate ed indirizzate dalle variabili appena descritte, in particolare da quelle della terza categoria.

A questo punto sorge spontanea una domanda: è più il valore economico determinato dalla fortuna critica e quindi il mercato a determinare il valore di un'opera d'arte, l'oggettività del valore assegnatogli per stile e tecnica o l'emozione che suscita realmente nel pubblico (non influenzato dal sistema)?  In linea teorica dall'unione di entrambe le varianti; ma concretamente il coniglio d'acciaio inox di Jeff Koons venduto a 91,1 milioni di dollari avrà realmente suscitato emozioni “artistiche”all'altezza della cifra investita?

“Ai posteri l'ardua sentenza”.



Ogni arte è stata contemporanea. Il coniglio in acciaio inox di Jeff Koons da 91,1 milioni di dollari avrà mai lo stesso valore artistico di un Caravaggio?

martedì 21 maggio 2019 - 07:50 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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