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Mattarella al G7: 'Antichi fantasmi riapparsi nel mondo'

Brindisi alla cena con i leader mondiali: 'Non si può ignorare l'imperialismo russo'. Oggi arriva il Papa

tempo di lettura: 4 min
di Ansa
14/06/2024 08:52:27

"Oggi registriamo che il crescente processo di interdipendenza promosso dalla globalizzazione è bruscamente venuto meno, unitamente alla spinta verso valori e obiettivi globalmente condivisi.
Antichi fantasmi sono riapparsi e il linguaggio della cooperazione, e della costruzione di regole di convivenza internazionali rispettose dei popoli, viene messo a dura prova, lasciando il posto a crescenti tensioni geopolitiche, quando, purtroppo, non a conflitti". Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella ieri sera nel brindisi della cena al G7. 
Il capo dello Stato ha sottolineato che "l'ambizione di nuovi attori di giocare un ruolo più profilato interpella la capacità della comunità internazionale - e in essa del G7 - di promuovere processi positivi orientati alla pace e allo sviluppo. Per taluno si tratta di procedere alla realizzazione comunque - spesso in modo affannoso - di nuovi assetti internazionali, nella presunzione che saranno più vantaggiosi per sè di quelli raggiunti nei decenni che hanno fatto seguito alla Seconda guerra mondiale mentre, spesso, aprono, invece, spazi a insidie di neo-colonialismi se non di neo-imperialismi".

A questo proposito, Mattarella ha ricordato che "il 24 febbraio del 2022 la Federazione Russa si è assunta la responsabilità storica di riportare la guerra in Europa in un pericoloso tentativo di revanche neo-imperiale che contraddice tutti i passi avanti realizzati nel continente sin dalla Conferenza di Helsinki del 1975. Una svolta che non si può fingere di ignorare o sottovalutare come insegna la storia del '900. Sostenendo la indipendenza dell'Ucraina, difendiamo principi generali di convivenza fra le nazioni, sui quali poggia, dal secondo dopoguerra in poi, la libertà, la sicurezza, la prosperità dei nostri popoli nonché lo sviluppo e il ruolo crescente di quelli che allora erano, loro malgrado, spettatori della storia".

Ha aggiunto che "gli Stati rappresentati a questo tavolo si riconoscono nei principi dello Stato di diritto, della democrazia, del rispetto dei diritti della persona, della cooperazione internazionale. Considerazioni tutt'altro che scontate, se si pensa al preoccupante aumento delle pulsioni autoritarie in tante parti del mondo, con le conseguenze che ne derivano: compressione dell'inviolabile sfera della persona a livello interno e condotte aggressive nella sfera internazionale".

Sempre in tema internazionale, ha evidenziato che "il barbaro attacco di Hamas, con l'uccisione di inermi cittadini israeliani e il disumano sequestro di ostaggi, ha riaperto una ferita che continua ad essere alimentata dal macabro conteggio delle migliaia di vittime civili palestinesi, donne e bambini, che hanno perso la vita negli oltre otto mesi di conflitto. I negoziati in corso per giungere al cessate il fuoco devono rappresentare una tappa per intraprendere un concreto percorso politico verso una pace duratura, che non può che fondarsi sulla soluzione a due Stati. Occorre la volontà di perseguirla da parte di tutti gli attori coinvolti, per non abbandonare il dialogo a metà - come già accaduto in troppe occasioni - con l'inevitabile ripresa, nel tempo, del conflitto, con violenza e vittime sempre maggiori".

"Le grandi economie libere raccolte nel G7 - ha quindi affermato il presidente della Repubblica - continuano certamente a esercitare una rilevante forza di attrazione e d'influenza, ma, naturalmente, in un mondo multipolare, questa esperienza si confronta con tentativi di dar vita a schemi alternativi se non contrapposti. La capacità di costruire partenariati con quella parte del mondo che, nelle fisiologiche differenze, è disponibile al dialogo sulle nostre opzioni, è il naturale orizzonte al quale guardare". 

"E' utile interrogarsi - ha concluso - su quale sia, in questo contesto, il ruolo del G7 e vorrei prospettare alcune considerazioni. Una prima risposta risiede nella constatazione che il G7 è un insieme di Paesi uniti non soltanto da un elevato livello di sviluppo e di reddito, ma anche e soprattutto da valori. Valori che hanno promosso in modo significativo la dignità delle persone e dei popoli, sulla base delle Carte e delle Dichiarazioni dell'ONU. Valori, obiettivi, regole, che vanno preservati e sviluppati nella nuova condizione della vita internazionale. Il Vertice si è così trasformato, da foro di coordinamento economico, in una piattaforma di rilevante confronto sui grandi temi del presente. Un confronto reso possibile proprio dall'essere basato anzitutto su valori condivisi".

"Il secondo elemento che caratterizza il G7 è costituito dalla adesione convinta a un sistema di regole, che vede nella Carta delle Nazioni Unite la sua manifestazione più alta. La cura di questo sistema di regole - la prima delle quali consiste nel divieto di minaccia e uso della forza nei rapporti fra gli Stati - è un aspetto, oggi, tristemente sfidato. Si affaccia la convinzione che sia possibile sostituire alla comunità internazionale, alle sue regole, al criterio di pari dignità fra gli Stati, la violenza e la sopraffazione".

"La terza dimensione del G7 che vorrei richiamare è quella di una piattaforma aperta. Il formato del G7 è in grado di adeguarsi ai mutamenti del contesto internazionale - e lo conferma questa edizione - nella consapevolezza che non possono essere affrontati in un circuito limitato".

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