Come annunciato dagli esperti sono giorni di forte instabilità sui mercati dopo l'approvazione della manovra con un deficit al 2,4% da parte del governo Lega-M5S. Ieri botta e risposta tra Roma e Bruxelles, e l'attacco di Salvini a Juncker: 'Parlo solo con persone sobrie' VIDEO. Nelle ultime ore il governo sembra disponibile ad introdurre alcune correzioni: resta il totem del 2,4% ma si fa avanti l'idea di una diminuzione del deficit dal 2020. All'ora di pranzo si tiene un nuovo vertice sulla manovra a Palazzo Chigi. La composizione dovrebbe la stessa della riunione di ieri sera: al tavolo potrebbero quindi sedere, oltre al premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il titolare del Mef Giovanni Tria e il ministro degli Esteri Enzo Moavero. Si lavora alla definizione delle cifre del Def: non sarebbe ancora definito il meccanismo per accelerare la riduzione del debito nel triennio. Lo spread apre in calo, ieri ai massimi da giugno 2013. Avvio positivo per Piazza Affari.
Lo spread tra Btp e Bund apre in netto calo e, in base alla piattaforma Bloomberg, segna 284 punti contro i 302 della chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale scende al 3,30%.
I primi scambi confermano la buona intonazione dell'avvio di Piazza Affari in linea con la forte riduzione della tensione sui titoli di Stato italiani: l'indice Ftse Mib sale dell'1,1% con le banche sugli scudi. Carige cresce del 5%, Banco Bpm del 4%, Intesa del 2,7%, Unicredit di due punti percentuali. Piatte Fca e Luxottica, mentre ha fatto prezzo ed è stata subito congelata al rialzo Astaldi, che guadagna il 21% teorico dopo i crolli delle scorse sedute.
Vicepremier a Tria,difendi linea.Ma aprono a correzioni - La linea va difesa con forza in Europa, a maggior ragione dopo gli attacchi "pregiudiziali" subiti. E' il messaggio che i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini portano al ministro dell'Economia Giovanni Tria, nel gabinetto di guerra convocato a Palazzo Chigi. La difesa della linea si punta su due pilastri: deficit 2019 al 2,4% e avvio da subito di quota 100 e reddito di cittadinanza. Ma per rispondere al rischio di bocciatura immediata della manovra in Ue, Lega e M5s danno al ministro un appiglio: si garantirà la discesa del debito, anche con la disponibilità ad abbassare il deficit per il 2020 e il 2021 sotto la previsione iniziale del 2,4%. Un appiglio che sembra aver aperto un primo serio dialogo con il ministro del tesoro. Dopo essere rimasti spiazzati dal rientro anticipato del ministro dal Lussemburgo, la preoccupazione politica è anzitutto 'blindare' la tenuta del ministro, che è anche tenuta del governo di fronte a partner e istituzioni europee. "La linea non cambia e abbiamo bisogno che tu faccia argine - è la richiesta a Tria - Noi ti faremo scudo". L'unità del governo, spiegano più fonti, è una moneta da spendere anche sui mercati. E la disponibilità - al di là dei toni di battaglia - a dare garanzie sulla tenuta dei conti nel prossimo triennio, sembra dunque fare breccia, dopo giorni ad altissima tensione, nelle perplessità del ministro dell'Economia. Ma i numeri del Def restano fino all'ultimo un problema: la preoccupazione, in mattinata, è sopra il livello di guardia anche tra i parlamentari.
"I mercati possono piegarci", è il refrain in Transatlantico. Anche perché, a sera, il testo del documento economico è ancora un mistero, un foglio che viene scomposto e ricomposto, tanto che fonti M5s spiegano che ce ne sarebbero almeno due versioni. Definire le 'tabelle', i numeri chiave di deficit, debito e crescita, è un obiettivo che ci si è prefissi entro la nottata, per arginare l'emorragia all'apertura dei mercati di domani. Sul tavolo della riunione c'è un numero che, al di là delle dichiarazioni, spaventa: lo spread a 302. L'altro numero chiave, che Di Maio blinda, è quello del deficit al 2,4% per il 2019. Come uscirne? L'ipotesi su cui si lavora anche nel vertice serale è ritoccare al ribasso le cifre del deficit/Pil nel 2020 e 2021, per garantire l'impegno al calo del debito. E questa potrebbe non essere l'unica cessione dei gialloverdi agli eurocrati e ai mercati: si studiano anche tagli alla spesa, a partire da quella dei ministeri, se la crescita non sarà quella programmata nel Def. Ma dove e come tagliare, a vertice concluso tuttavia non viene messo ancora nero su bianco, segno che i nodi sono tutt'altro che sciolti. E' l'aspetto politico, tuttavia, a stare a cuore a Di Maio e Salvini.
I due arrivano a Palazzo Chigi poco dopo le 17 ma il vertice ufficiale inizia quasi un'ora dopo. Possibile, anche se fonti di governo non lo confermano, che tra i due leader ci sia stato un ultimo scambio, anche per chiarire i dubbi che, ancora in queste ore, emergono dalla Lega sul reddito di cittadinanza. I cinque stelle notano che Salvini continua a non citarla nelle sue dichiarazioni ma Di Maio non può e non vuole cedere: si deve partire dal 2019, al massimo ad aprile.