35 anni fa l'Irpinia viveva una dei momenti più drammatici della sua storia. Il 23 novembre 1980 un terremoto devastante seminò paura e distruzione provocando 3000 morti 9000 feriti e oltre 300.000 senza tetto. La scossa che durò 1 minuto e 20 secondi fu avvertita su quasi tutto il territorio campano, ed anche a Castellammare si ricordano ancora quei momenti di terrore durante i quali molti abitanti furono costretti a lasciare le proprie case per paura di possibili crolli.
Quest'anno, proprio in occasione di questo anniversario, sono molte le iniziative promosse dai comuni dell'avellinese per non dimenticare. "Ricordare questa ferita, in parte ancora aperta - ha detto il sindaco di Avellino Paolo Forti - deve darci la forza di reagire in una fase come questa, che sta vivendo il nostro Paese, in cui occorre ritrovare quell'impegno, quei sentimenti, quello spirito di comunità che oggi sono andati affievolendosi."
Domani in piazza XXIII novembre ad Avellino, alle ore 10.30 sarà deposta una corona in memoria delle vittime e a seguire ci sarà la celebrazione della Santa Messa nella Cattedrale. Sempre nello spirito della conservazione della memoria e delle tradizioni, che nonostante lo squarcio lasciato dal terremoto sono ancora presenti nelle comunità colpite, sabato scorso sono state inaugurate, grazie alla collaborazione dei ricercatori sociolinguisti dell'Università Federico II di Napoli, le "mnemoteche" di Ariano Irpino, Greci e San Mango. Veri e propri luoghi della memoria creati per raccogliere le tradizioni multietniche, economiche, religiose e culturali di questo angolo di territorio Campano così duramente colpito, ma che con determinazione è riuscito a tornare alla vita.