Nunzio Zavettieri
Il pareggio striminzito ottenuto sabato sera contro il non irresistibile Monopoli non è stato certo il modo migliore per congedarsi dai propri tifosi in vista delle festività natalizie che serviranno alla squadra per ricaricare le pile e alla società per riflettere su quali correzioni apportare per evitare di approcciare il girone di ritorno con il medesimo atteggiamento rinunciatario che alla lunga rischia di diventare deleterio. La scelta di affidare la panchina a Ciullo ad inizio stagione si è rivelata disastrosa e gli effetti collaterali di quell'errore si avvertono ancora oggi. La preparazione estiva ha letteralmente falcidiato tanti big ed ha costretto Zavettieri, subentrato dopo un avvio da incubo che è costato a Ciullo la panchina (quattro sconfitte in sei gare), a fare di necessità virtù, spremendo i pochi elementi a disposizione senza poter minimamente abbozzare un turnover che avrebbe consentito ai suoi ragazzi di centellinare le energie e preservare una condizione atletica accettabile. Il mister calabrese ha restituito compattezza ed equilibrio ad un gruppo sfaldato e privo di nerbo, portando a compimento un filotto di dieci risultati utili consecutivi, pur con un bottino reso piuttosto magro da sette pareggi, alcuni dei quali non esenti da recriminazioni. L'addio a giugno di Jidayi, Pisseri, Di Carmine e La Camera ha mutato le gerarchie all'interno dello spogliatoio, consegnando a Migliorini i galloni di leader carismatico del gruppo. L'ex centrale del Torino, tuttavia, non è riuscito finora a confermarsi sui livelli della scorsa stagione, alternando prestazioni importanti ad alcuni clamorosi passaggi a vuoto emersi soprattutto al Menti, divenuto improvvisamente un campo stregato per le vespe, capaci di conquistare un solo successo tra le mura amiche in otto gare. Migliorini non è il solo ad aver subito un'involuzione rispetto ad un anno fa, dato che anche Polak e Contessa sembrano lontani parenti dei calciatori ammirati nello scorso torneo, mentre Ripa, Maiorano, Cancellotti e Bombagi sono stati fortemente limitati dagli infortuni. Permane la sensazione che la Juve Stabia necessiti di alcuni correttivi per attrezzarsi in vista di un girone di ritorno piuttosto complesso, in cui dal basso potrebbero risalire in maniera perentoria il Catania e il Matera e diverrebbe più concreto il rischio di rimanere invischiati nella lotta per non retrocedere. Manca, infatti, in organico un metronomo capace di dettare i tempi del gioco a centrocampo, dato che Obodo e Favasuli hanno esperienza e grinta da vendere ma non dispongono di certo di piedi vellutati, né Arcidiacono in veste di trequartista è riuscito finora ad imprimere una svolta alla manovra confusa delle vespe. L'altra grave lacuna coinvolge il reparto offensivo, i cui interpreti hanno messo a segno appena sette reti finora, un dato statistico allarmante che non può certamente essere ribaltato dal solo Ripa. A Logiudice, dunque, è affidato l'arduo compito di portare a Castellammare i rinforzi necessari per allontanare i fantasmi di una sanguinosa retrocessione tra i dilettanti e per restituire l'entusiasmo ad una piazza che gradualmente sta smarrendo la voglia di sognare.