Piermario Morosini - Immagine dal web
Quattro anni senza “Moro”. Quattro anni da quel maledetto giorno in cui a causa di un infarto Piermario Morosini perse la vita, accasciandosi al suolo durante il match di serie B tra Livorno e Pescara. Fino ad allora, il giovane giocatore amaranto aveva già dovuto superare ostacoli molto più duri di una semplice partita di calcio, ostacoli che la vita non dovrebbe mai riservare a una persona così giovane: prima la perdita della mamma a soli 15 anni, poi la morte del padre dopo 3 anni. Ai due lutti si aggiunse poi il suicidio del fratello, malato di handicap. Piermario rimase poi solo con la sorella, ricoverata da anni per via di una grave forma di disabilità e con la fidanzata Anna. La sua, come quella di altri giocatori in passato seppur per cause diverse, fu una morte avvenuta in diretta di fronte alle telecamere, ai compagni di squadra in lacrime e ai tifosi ammutoliti. Il mondo intero del calcio rimase scosso. Molti club resero omaggio al giovane centrocampista di Bergamo, perfino i più prestigiosi. Anche le vespe stabiesi, allora militanti in serie B, diedero il loro ultimo saluto a Morosini: infatti, in occasione della partita contro l’Albinoleffe all’ ”Atleti Azzurri d’Italia”, presso cimitero monumentale di Bergamo fece visita una delegazione composta dal direttore generale Clemente Filippi, dal responsabile dell'area tecnica Salvatore Di Somma, dal team manager Alfredo Buonuomo e dagli atleti Morris Molinari e Fabio Caserta. I rappresentanti della squadra campana si raccolsero intorno alla tomba del giovane Piermario deponendo una corona di fiori ed un gagliardetto gialloblù. Vennero poi raggiunti anche da una rappresentanza di tifosi provenienti da Castellammare, che quella mattina avevano raggiunto la città di Bergamo in vista del match contro i seriani. Come su tutti gli altri campi di Serie B e perfino di campionati stranieri, il calcio d’inizio venne preceduto da un minuto di raccoglimento, tra il silenzio e le lacrime degli spettatori presenti.