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Juve Stabia - Pezzella a Passione Gialloblù. «Padalino è un grande allenatore, il cambio modulo la svolta della stagione»

L'ex esterno delle vespe. «Dieci anni dopo sono orgoglioso di aver scritto una pagina tanto prestigiosa del calcio stabiese, le vespe potranno rappresentare una mina vagante nei playoff»

tempo di lettura: 4 min
di Aurora Levati
02/04/2021 12:46:37
Juve Stabia - Pezzella a Passione Gialloblù. «Padalino è un grande allenatore, il cambio modulo la svolta della stagione»

L'ex esterno gialloblù Luigi Pezzella è intervento a "Passione Gialloblù", programma che va in onda il martedì sera alle 21 sulla pagina Facebook di Stabiachannel. Il classe 1980 ha indossato la maglia della Juve Stabia per tre stagioni. Dopo un inizio sfortunato con la rottura del crociato alla prima partita ufficiale, è stato uno dei protagonisti della doppia promozione dalla C2 alla B. Con lui abbiamo parlato del campionato che è stato, del rush finale e anche in parte del passato. 
«Il Girone C? È il classico campionato composto da grandi piazze. Molti, incluso me, non si aspettavano una Ternana che chiudesse il discorso promozione e, di conseguenza, il campionato con quattro giornate d'anticipo. Mi aspettavo molto di più dal Bari. La Juve Stabia sta facendo un campionato importante, esprimendo un bel calcio. Padalino è un grande allenatore. Lo dicevo anche quando i risultati non arrivavano. Parlare ora è troppo facile (ride, ndr). Con il cambio modulo ha trovato l'assetto giusto. Con l'acquisto di Marotta si è alzata la qualità, l'esperienza e la personalità. È un attaccante completo. È chiaro che i play off sono un campionato a parte. Vince chi arriva meglio non solo a livello fisico, ma soprattutto a livello mentale».
Abbiamo voluto anche analizzare il cambio modulo. «Il 3-4-3? Dipende molto dalle caratteristiche degli interpreti. A me, come allenatore, piace molto questo modulo. Infatti, lo uso spesso. Nel calcio attuale sta andando molto di "moda" la costruzione dal basso e lo si può fare solo se si è in tre a difendere. Detto questo, il modulo è un numero e viene fatto dai giocatori che hai. Come detto tante volte, bisogna fare i complimenti alla società e al ds che hanno fatto acquisti mirati e di qualità. Penso a Caldore. È un giocatore con tanta qualità e, in giro, ce ne sono pochi bravi a sinistra come lui. Quanto è importante la figura del bomber? Non è importante, è fondamentale. Allegri ha detto una grande verità: «Ci sono giocatori che vincono sempre e giocatori che non vincono mai. Ci sarà un perché». Quando uno è leader, è leader dentro. Il nostro era Giorgio. Aveva una grande personalità. Non è mai stato uno che urlava, era più uno con cui parlare e riflettere. È capitato che rimproverasse qualche giovane, ma lo ha sempre fatto in maniera costruttiva».
Poi, abbiamo voluto scoprire maggiormente uno degli attuali giocatori in rosa. «Bovo non lo scopro io (ride, ndr). Ha sempre, o quasi, militato in B. Oltre al giocatore, è un ragazzo eccezionale. Ho dei bellissimi ricordi. Fa spogliatoio e gruppo. È un professionista. A Castellammare si inizia a respirare quell'aria che è fondamentale respirare per arrivare ai play off al meglio. Le vespe saranno una mina vagante. I giocatori in rosa sono un mix tra giovani ed esperti abituati a vincere. Poter contare su veterani come Troest è importante, molti giovani fanno un gran campionato ma, se non sono abituati alla pressione, potrebbero non dare il meglio nella post season».
Poi, abbiamo fatto un salto nel passato. «La vittoria al Flaminio? Sembra ieri (ride, ndr). Il primo anno in gialloblù è stato sfortunato. Mi sono rotto il crociato alla prima di campionato. Ma, quando ho recuperato, è stata un'emozione doppia perché ho anche vinto prima il campionato di C2 e poi C1. I ricordi sono indelebili. Quando ho un po' di nostalgia del calcio giocato, mi vado a rivedere certe immagini e video. Per me, ma così anche per gli altri che facevano parte della rosa, è stato un onore far parte di quel gruppo che ha scritto una pagina di storia così importante per la città di Castellammare». 
Infine, abbiamo voluto commentare la stagione dell’Avellino. «Conosco Braglia. Ma, conosco anche Avellino, in cui ho giocato e vinto un campionato. Durante una conferenza stampa, il mister ha detto una grande verità, ossia che in Irpinia c'è sempre qualcosa che non va. Come dicevo, ci sono stato due anni. Anche quando abbiamo vinto c'era qualcosa che non andava (ride, ndr). Braglia o durava cinque partite o farà qualcosa di straordinario. O lo ami o lo odi. È un tipo che ad alcuni può risultare fastidioso, ma è vero. Dice sempre quello che pensa. La sua fortuna è stata che è riuscito a far risultato anche in una piazza difficile come questa».

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