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Juve Stabia - Da teatro dei sogni a rudere, il triste destino del Flaminio

L'impianto che ospitò la finale dei play-off del 2011 e che vide le vespe in trionfo per un'incredibile promozione in B versa oggi in condizioni desolanti.

tempo di lettura: 2 min
di Mauro De Riso
30/09/2015 01:27:36
Juve Stabia - Da teatro dei sogni a rudere, il triste destino del Flaminio

Le tristi condizioni in cui versa oggi il Flaminio

C'era una volta un piccolo gioiello immerso nella periferia di Roma, teatro di grandi eventi sportivi e concerti di artisti internazionali del calibro di Michael Jackson, Rolling Stones e U2. Costruito dall'architetto Nervi in occasione delle Olimpiadi capitoline del 1960, lo stadio Flaminio rappresenta per capienza il secondo impianto sportivo della città di Roma ed ha ospitato per decine di anni le partite del terzo club dell'Urbe, la Lodigiani, oltre ad aver accolto le gare interne della Roma e della Lazio durante i lavori di ristrutturazione dell'Olimpico in vista dei Mondiali di calcio del 1990. Negli anni più recenti, lo storico impianto è stato scelto come sede per gli incontri casalinghi dell'Italia del rugby durante il Sei Nazioni, divenendo un simbolo di quella correttezza e lealtà sportiva che da sempre accompagna le tifoserie dedite al culto della palla ovale. Per gli stabiesi, tuttavia, il Flaminio ha qualcosa di magico. In quello stadio, infatti, le vespe, dopo un'attesa durata 60 anni, conquistarono la B in un epico pomeriggio datato 19 giugno 2011, un giorno indimenticabile per la città di Castellammare, destatasi per diversi mesi dal torpore che purtroppo tuttora tragicamente la accompagna. Le perle di Molinari e Corona permisero alla Juve Stabia di avere la meglio sulla corazzata Atletico Roma e consegnarono alla leggenda quel gruppo guidato magistralmente dal condottiero Piero Braglia, che l'anno seguente seppe poi condurre i gialloblù ad un passo dagli spareggi per la promozione nella massima serie, in un tempo che ora sembra più lontano che mai. Desolazione e abbandono oggi mestamente accompagnano una struttura che rappresentava un vanto per la città di Roma, ma che adesso annega nel degrado tra erbacce, ruggine, sediolini divelti, umidità, bagni sporchi, cuscini abbandonati e campi rom. Il Coni un anno fa lo ha messo a disposizione del Comune, che in seguito lo ha consegnato alla Figc affinché ne decidesse il destino. L'idea di trasformarlo in un centro sportivo stile Coverciano o in un museo sbatteva costantemente contro l'ostacolo della cifra necessaria a rimetterlo in sesto, circa 13 milioni di euro, dinanzi alla quale Tavecchio ha dichiarato che soltanto mediante un progetto valido e sostenibile sarebbe stato possibile riportarlo all'antico splendore. Di recente, però, il sindaco Marino ha assicurato che presto il Flaminio sarà rimesso a nuovo e ha predisposto un bando per la riqualificazione della struttura, destinata probabilmente ad ospitare nuovamente rugby e calcio, oltre alla novità della scherma. La speranza consiste dunque ora nel veder le parole tramutate in azioni concrete, per non gettare al vento un patrimonio la cui valenza architettonica, seppur notevole, non è minimamente paragonabile al tesoro dei ricordi legati a doppio filo a questo straordinario pezzo di storia del calcio italiano.

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