Tra le stanze affrescate di Villa Arianna e i colonnati di Villa San Marco, il tempo non si è fermato: ha solo abbassato la voce, in attesa di qualcuno capace di ascoltare. Valeria Castigliano, laureata in Lingue e Letterature Straniere e insegnante di sostegno presso l’I.C. "Paride del Pozzo" di Pimonte, ha raccolto questo sussurro millenario nell'opera "I volti segreti di Stabiae". In questa intervista, l'autrice ci conduce oltre la polvere dei secoli, svelando come l'archeologia non sia un catalogo di reperti statici, ma un corpo vivo che pulsa ancora di pietas e bellezza.
Dalla rilettura umana e fragile del mito di Medusa fino all'eredità morale di Plinio il Vecchio, il racconto della Castigliano trasforma il sito archeologico in un laboratorio a cielo aperto. Il suo è un invito a riscoprire Stabiae non come la "sorella minore" di Pompei, ma come un unicum del panorama antico. Attraverso le sue parole, emerge il desiderio di una valorizzazione che sappia coniugare memoria e futuro, restituendo alla comunità un tesoro che — se ricordato con il cuore — non morirà mai.
Quale è stata la prima “voce” o la prima suggestione che hai avvertito camminando tra le ville di Stabiae e che ti ha convinta a scrivere questo libro?
“La prima sensazione che ho avvertito passeggiando tra le incantevoli ville di Stabiae, Villa Arianna e Villa San Marco è che fosse tutto più vivo che mai. Ho deciso di scrivere questo libro con un desiderio semplice ma profondo: quello di ridare vita e restituire voce ad un sito, l’antica Stabiae che, pur avendo più di duemila anni, ha ancora moltissimo da raccontare perché ciò che crediamo morto in realtà ha in fondo moltissimo da dire, sta a noi imparare ad ascoltarlo”.
Hai scritto questo libro per la tua comunità. Se potessi scegliere un solo “volto segreto” di Stabiae da mostrare ai tuoi concittadini per farli innamorare perdutamente della loro storia, quale sarebbe?
“Sarebbe senza ombra di dubbio il “volto” di Medusa, di cui ho cercato di rappresentare nel mio libro una dimensione più umana e fragile. La sua storia tragica e intensa riesce a commuovere ed affascinare il pubblico tutto. Il pubblico parteggerà e proverà pietas per questa figura contro cui si è abbattuto un destino crudele e spietato”.
Quale è secondo te il segreto che Stabiae custodisce e che non troveremmo in nessun altro luogo del mondo romano?
“Il segreto che Stabiae custodisce e la sua unicità risiede a mio parere nel suo fascino senza tempo: dietro ogni affresco, graffito o mosaico è possibile leggere una storia tutta da scoprire. Rimirando queste incantevoli opere d’arte, si rimane ogni volta affascinati, ogni volta è una nuova scoperta e un arricchimento e ogni volta ci si emoziona nuovamente perché si riesce a cogliere qualche dettaglio, qualche particolare, qualche sfumatura che non si era colta la volta precedente e così è come se i tasselli di un intricato puzzle venissero a incastrarsi gli uni con gli altri in una fitta maglia di fronte alla quale ci si perde dinanzi ad un tale fascino”.
Quale è il messaggio più attuale che l’antica Stabiae invia alla società frenetica di oggi?
“In un mondo come quello di oggi fatto di connessioni veloci e cambiamenti continui, l’archeologia può sembrare qualcosa da noi molto distante o comunque statico; al contrario non c’è niente di più vivo della storia. Visitare le ville di Stabiae non è un tuffo nel passato, ma una finestra sul presente e nel presente. Stabiae può veramente diventare un laboratorio a cielo aperto dove lasciarsi sorprendere e affascinare da una bellezza imperitura, eterna”.
Chi chiude l’ultima pagina di “I volti segreti di Stabiae”, con quale emozione o con quale nuova consapevolezza vorresti che rimanesse?
“Chiude l’ultima pagina del libro la figura di Plinio il Vecchio, testimone chiave della terribile eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. La sua storia intrisa di emozione e speranza ci lascia con una consapevolezza importante: nessun luogo muore mai quando rivive nella mente e nel cuore di chi lo ricorda”..
Se questo libro fosse capace di cambiare il futuro del sito archeologico, quale desiderio vorresti vedere realizzato per la valorizzazione di questo tesoro?
“Se questo libro potesse cambiare il futuro del sito archeologico, mi piacerebbe far conoscere l’antica Stabiae non come la “sorella minore” di altre città vesuviane più note come Pompei o Ercolano, ma le vorrei dare l’attenzione, l’importanza e il merito che le spettano e le sono dovuti: ovvero quello di farla conoscere come un “unicum nel panorama dell’archeologia antica”. Il mio desiderio più grande sarebbe quello di vedere questo patrimonio artistico finalmente valorizzato, protetto e reso vivo per tutti. Vorrei che diventasse un luogo in cui la storia non fosse solo conservata, ma anche raccontata e condivisa: con percorsi ben curati, attività educative, tecnologie che aiutino i visitatori a comprendere il passato e spazi che permettano alla comunità di sentirsi parte di questo tesoro. Il sogno è che il sito non sia solo un luogo da visitare, ma un punto di incontro tra memoria, cultura e futuro, capace di attirare studiosi, turisti e cittadini, contribuendo alla crescita culturale e sociale del territorio. In questo modo il patrimonio artistico non rimarrebbe soltanto una testimonianza del passato, ma diventerebbe una risorsa viva e preziosa per le generazioni presenti e future”.
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