Immagine di repertorio non collegata alla notizia
"Nella buona e nella cattiva sorte, Gionta fino alla morte". Quella trovata all'interno di un locale durante il blitz anti droga di giovedì potrebbe sembrare per alcuni una scritta come le altre, ma a chi conosce un po' la storia della malavita partenopea, decisamente no. Quelle parole sono state come un coltello pronto a squarciare il velo della legalità su Torre Annunziata. Una città a cui è bastato solo quel cognome per tornare a rivedere le ombre e i fantasmi degli anni in cui 'Gionta' era più di un semplice cognome.
E allora ecco che quella frase riapre vecchie ferite, che da quella strada di via D’Alagno corrono fino a palazzo Fienga, distante appena pochi metri. La storica roccaforte del cartello criminale, cui sono legati fatti e storie della camorra che ancora risuonano nell’aria. La firma sotto quella frase è una sigla, G.C., che fa riferimento al proprietario delle 165 piante di canapa indiana sequestrate dagli agenti del commissariato locale durante le operazioni di controllo che hanno poi portato al maxi sequestro. Ma quella scritta dimostra come certi cognomi siano difficili a sparire. E come il clan Gionta stia ripartendo dalla microcriminalità per provare una riorganizzazione. Droga, rapine e tutto ciò che consente di tornare a marcare il territorio e a far cassa. Tutto all'ombra del sodalizio criminale guidato un tempo da Valentino Gionta, ora recluso in carcere con il '41bis', ma il culo spettro aleggia ancora in quel palazzo Fienga che l'amministrazione, nella fattispecie il sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione, vorrebbe smantellare per sempre al fine di non alimentare ulteriormente falsi miti in città. Il tutto abbattendo le rovine recentemente evacuate e creando un grande spazio vuoto all’interno del quartiere.
Ma c'è anche chi, come l'associazione 'Riformisti del Mezzogiorno' o come il pm della Procura di Napoli Giovanni Melillo, invece vorrebbe lasciarlo lì, magari intitolandolo all'indimenticato Giancarlo Siani. Trasformando quel luogo di morte in uno spazio a servizio della città, un 'baluardo della legalità' per ribadire che Torre Annunziata è soprattutto altro.
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