Il procedimento giudiziario che accerterà la verità sulle condizioni di utilizzo della villa del boss di Torre Annunziata e l’ipotesi che siano stati usati fondi neri per girare la prima stagione di Gomorra stanno mandando Sky letteralmente su tutte le furie. Nel mirino c’è Cattleya, la società produttrice della fortunata serie con protagonista la famiglia malavitosa dei Savastano, e bisogna ricordare che due ex manager dell’azienda sono imputati nel procedimento di cui sopra. Sky ha chiesto estrema chiarezza a Cattleya, in quanto, come emerso dall’ultima udienza, di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi, una rappresentanza della casa di produzione che era stato chiamato a testimoniare, aveva affermato davanti ai giudici: “Ufficialmente dalle casse di Cattleya non sono uscite somme di denaro se non quelle rendicontate ma non posso escludere che possano essere stati creati fondi neri attraverso fatture gonfiate con i quali siano stati pagati quei camorristi”. “Queste dichiarazioni – ha fatto sapere Sky – se si rivelassero fondate, lasciano stupiti e contrastano con quanto Cattleya ha sempre garantito a Sky e con la condotta che Sky ha sempre richiesto a Cattleya come a qualsiasi altro partner produttivo. Ad ogni società che collabora con Sky, infatti, viene richiesto dall’azienda di attenersi scrupolosamente alle norme che disciplinano il settore e ai principi di etica e responsabilità. (…) Sky ha di conseguenza richiesto ai legali rappresentanti di Cattleya di chiarire urgentemente le affermazioni”. Nelle scorse ore si è tenuta una nuova udienza durante la quale hanno testimoniato l’amministratore delegato e il produttore cinematografico che hanno raccontato del periodo a cavallo delle riprese. La villa utilizzata era di Francesco Gallo, alias ‘o pisiello, ritenuto uno dei capi del narcotraffico del rione Penniniello di Torre Annunziata ed oggi in carcere al 41 bis. Nessun altro della produzione sarebbe stato a conoscenza dell’estorsione da pagare, ma c’era solo preoccupazione per l’utilizzo dell’abitazione una volta che Gallo era finito in manette nel 2013. La speranza era di continuare ad utilizzare quella casa sfarzosa, che rispecchiava perfettamente il volere anche del regista, pagando un canone all’amministratore giudiziario. Invece quello da pagare era proprio il boss. Il caso è scoppiato poi nel luglio del 2014 quando i carabinieri hanno fatto scattare il blitz che ha portato all’arresto di tre persone. In ballo c’era un versamento alla camorra di 30mila euro da pagare in tranche di 6mila euro alla camorra. L’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli in parziale accoglimento della richiesta dell’Antimafia, era stata emessa nei confronti di Francesco Gallo e dei genitori, perché gravemente indiziati del delitto di estorsione aggravata dal metodo di intimidazione camorristica nei confronti dei responsabili della produzione televisiva Gomorra.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.