Doveva essere una giornata di riscatto, di quelle destinate a segnare una svolta nella storia di una città ferita. E in parte lo è stata. A Torre Annunziata le ruspe hanno iniziato a demolire Palazzo Fienga, per oltre mezzo secolo roccaforte del clan Gionta e simbolo del potere della camorra sul territorio. Un gesto atteso, carico di significato, salutato come un segnale concreto dello Stato.
Ma accanto all’immagine delle macerie, si è aperta una frattura politica e istituzionale che rischia di oscurare la portata dell’evento. Durante la cerimonia, il procuratore Nunzio Fragliasso ha definito la demolizione “un segnale potente”, chiarendo però subito che “non basta, è solo un primo passo”. Parole che hanno lasciato spazio a un affondo durissimo: “Ci sono ancora troppe ombre e poche luci, troppe opacità, contiguità con la criminalità organizzata, inammissibili inerzie e finanche illegalità anche all’interno della stessa amministrazione comunale”.
Un intervento che ha gelato la platea e innescato una reazione immediata. Il sindaco Corrado Cuccurullo, presente all’evento insieme a rappresentanti del governo e delle istituzioni, ha prima ascoltato in silenzio, poi, a distanza di poche ore, ha annunciato le dimissioni.
“Parole gravi e profondamente ingiuste, che non colpiscono solo il sindaco ma un’intera comunità”, ha dichiarato. “Dichiarazioni che non aiutano la legalità né rafforzano le istituzioni, ma restituiscono un’immagine distorta di una città che sta cercando, con fatica, di cambiare”. Poi la decisione definitiva: lasciare l’incarico e tornare “alla propria professione e alla propria libertà”.
Il gesto segna un punto di rottura in una giornata che avrebbe dovuto essere unitaria.
A ricordare il valore simbolico dell’abbattimento è stato anche Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra proprio su ordine del clan Gionta. “Oggi è una piccola rivincita anche per lui – ha detto – ma cade un simbolo, non la camorra. La lotta deve continuare, ancora più forte”.
Dal governo sono arrivati messaggi di sostegno alla linea della legalità. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che “i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti”. Il vicepremier Matteo Salvini ha invocato “unità della politica” nella lotta alle mafie, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha assicurato che l’impegno dello Stato non si fermerà.
Lo sguardo è già rivolto al futuro: al posto di Palazzo Fienga potrebbe nascere una piazza, con l’ipotesi di intitolarla proprio a Giancarlo Siani, trasformando un luogo di dominio criminale in uno spazio di memoria e legalità.
Eppure, le parole del procuratore riportano tutti a una realtà più complessa. “È un lungo cammino quello che ci aspetta – ha avvertito Fragliasso –. Dopo lo scioglimento del Comune mi sarei aspettato un segnale di discontinuità più forte. Quel segnale lo sto ancora aspettando”.
Tra macerie e polemiche, Torre Annunziata si ritrova così sospesa tra passato e futuro. La demolizione di un simbolo non basta a cancellare decenni di infiltrazioni. La sfida, ora, è dimostrare che dalle rovine può davvero nascere una città diversa.
La squadra gialloblù affronta il Modena con determinazione: mai punti conquistati al 'Braglia', ma la motivazione e il sostegno dei tifosi spingono verso i playoff.