«Non esistono esigenze per il sequestro della sede del Cmo, non c'è vincolo cautelare». Purtroppo le parole dell'avvocato penalista Giuseppe De Luca a Stabia Channel dello scorso dicembre non hanno trovato riscontro in merito a quanto deciso in queste ore dal Tribunale del Riesame.
I giudici hanno infatti respinto l'istanza del centro medico oplontino per il dissequestro della struttura di via Roma, rendendo ancor più in salita la strada per i 70 dipendenti attualmente in lotta per tornare al lavoro.
La discussione tenutasi lo scorso 30 novembre ha tenuto in bilico per quasi due mesi l'azienda di Torre Annunziata, poi la batosta: i sigilli - per il momento - rimarranno, tra la rabbia e lo sgomento di chi sapeva di poter tornare immediatamente operativo in caso di risposta positiva.
De Luca, penalista del Cmo, ci aveva apertamente parlato di «misura non proporzionale alle conseguenze». L'incubo per i sanitari sta infatti diventando realtà, con una sala abusiva di circa 90 metri quadrati che sta costando lavoro (e futuro) a molti di loro. Oltre al danno la beffa, verrebbe da dire, dal momento che ad agosto di quest'anno il reato cadrà anche in prescrizione. Ma allora sarà già troppo tardi.
Per congiurare l'ipotesi i vertici aziendali hanno fatto sapere di voler portare il caso fino alla Cassazione. Anche qui, però, non si avrebbe certezza, senza tener conto dell'inevitabile dilatazione dei tempi. Ecco perché non è del tutto scartata l'ipotesi dello spostamento della sede del Cmo in uno stabile attiguo, sempre in via Roma. Per questo però servirà l'ok del Comune di Torre Annunziata, che già una volta ha bocciato l'incartamento presentato.
In attesa di definire già nei prossimi giorni una strategia chiara, prevale l'amarezza per l'ennesima porta in faccia chiusa chiuse di fronte ai lavoratori del Cmo. E a rimetterci, purtroppo, è l'intera città, penalizzata dalla chiusura di uno dei centri specialistici più rinomati del territorio.
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