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Pompei - 'Revenge porn', riattivato il profilo della vittima: querelato Zuckerberg

L'intervento della polizia postale nell'ottobre 2014 è stato vanificato per motivi ancora ignoti. Da qui la singolare denuncia a mr. Facebook nell'ambito della causa contro un 51enne di Pompei.

tempo di lettura: 1 min
di FDS
01/04/2019 18:21:34
Pompei - 'Revenge porn', riattivato il profilo della vittima: querelato Zuckerberg

Materiale hot diffuso in rete 'per vendetta' dopo la fine della loro relazione, con quest'accusa un 51enne di Pompei era stato spedito a processo dalla Procura di Lecce. Ora, dopo la misteriosa riattivazione sui social del profilo fake a nome della donna originaria del Salento, l'avvocato della malcapitata ha optato per la querela direttamente a Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook. Sulla piattaforma sono quindi ricomparse anche le foto e i video hard in questione.

L'intervento della polizia postale, entrata in azione a 72 ore dalla denuncia presentata dalla donna nell'ottobre 2014, è stato quindi vanificato per motivi ancora ignoti. Da qui la singolare citazione in causa dei legali. Nel caso in questione l'incubo iniziò proprio 4 anni e mezzo fa, quando la ex dell'imputato venne informata da alcuni amici di un profilo aperto a suo nome in cui erano state caricate diverse immagini intime, che la ritraevano chiaramente in volto durante rapporti sessuali avuti con il 51enne pompeiano.

Il materiale risultava di dominio pubblico, quindi visibile a tutti gli utenti che avessero digitato il nome della malcapitata. Immediata la denuncia presso la Procura di Lecce, con richiesta di sequestro dei dispositivi elettronici. La perquisizione effettuata a Pompei a casa dell'uomo, in collaborazione tra le autorità pugliesi e campane, portarono a galla nuovi elementi utili all'inchiesta.

Nel novembre del 2016 il 55enne fu quindi rinviato a giudizio con l'accusa di sostituzione di persona, diffusione di immagini pornografiche e diffamazione aggravata. Inizialmente il processo avrebbe dovuto tenersi presso il Tribunale di Lecce, ma alcuni capi d'imputazione hanno comportato il trasferimento per competenza territoriale presso il Tribunale di Torre Annunziata, dove nei prossimi mesi l'imputato è ancora atteso alla sbarra. In attesa, chissà, di Zuckerberg.

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