Dopo la tregua agostana riprende la 'guerra' delle mille e una notte per lo sgombero della casa di riposo Carmine Borrelli di Pompei: ieri i 14 licenziamenti dei dipendenti Aspide, revocati il mese scorso per scarso preavviso, sono stati nuovamente inoltrati, questa volta in ottemperanza di tutte le tempistiche. Il tutto a poche giorni dal fatidico 10 settembre, quando cioè il Tar si dovrebbe pronunciare sul decreto sindacale notificato a luglio ai circa trenta nonnini. Il riscontro dei giudici potrebbe avere peso specifico determinante nella discussione al tavolo tecnico della Prefettura che dovrà poi dare l'ok alle operazioni di trasferimento degli anziani.
Ieri sera presso la Borrelli si è insediata non senza polemiche la cooperativa 'Impronta', accreditata presso l'Ambito 32 e dotata di risorse umane sufficienti all'avvicendamento. Non sono mancati i momenti di alta tensione, come spiegato direttamente di uno dei lavoratori 'sfrattati': «Il dirigente comunale ha tentato di allontanare i dipendenti della casa di riposo lasciando così da soli e senza custodia gli anziani - ha raccontato -. Accompagnato da due vigili urbani, il responsabile ha sollecitato l'allontanamento dei dipedenti per favorire una cooperariva senza che la stessa abbia preso conoscenza sulle condizioni di salute e dei piani terapeutici dei singolinanziani, molti dei quali necessitano di medicinali Salvavita. I familiari sono completamente allo scuro di chi si preoccuperà dei propri cari».
Gli assistenti sociali Aspide, attualmente in liquidazione, fruiranno comunque dei benefici degli ammortizzatori sociali previsti per legge. Il futuro è comunque nebuloso: dal momento che la pratica per la messa in liquidazione della società e relativo licenziamento dei dipendenti è stata avviata con largo anticipo, non sembrano esserci particolari margini di reintegrazione per i 14 lavoratori. La società Aspide, partecipata che vede il Comune di Pompei come socio unico, ha accumulato più di un milione di debiti dovuti alla cattiva gestione della casa di riposomalgrado l'incasso di una cospicua rendita immobiliare.
Sullo sfondo, la segreteria della Presidenza della Repubblica ha fatto sapere di aver rimesso alla Prefettura di Napoli copia della nota di protesta inviata da Aldo Avitabile, Alfonso Carotenuto, Lelio Marinò e Gaetano Coccoli «per le consentite iniziative che potranno essere intraprese in sede locale». Ora solo un colpo di scena, dovuto alla sentenza favorevole del Tar, potrebbe ribaltare una situazione già compromessa.
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