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Pimonte - Il capo branco degli stupratori torna nei guai, accusato di estorsione

Appena lunedì scorso aveva “superato”, secondo i magistrati, i 18 mesi di messa alla prova in quanto ritenuto il capobranco degli 11 baby – stupratori di Valle Lavatoio.

tempo di lettura: 2 min
di sr
10/10/2018 08:47:59
Pimonte - Il capo branco degli stupratori torna nei guai, accusato di estorsione

Immagine di repertorio non collegata alla notizia

Appena lunedì scorso aveva “superato”, secondo i magistrati, i 18 mesi di messa alla prova in quanto ritenuto il capobranco degli 11 baby – stupratori di Valle Lavatoio. Ieri però un 18enne di Pimonte è tornato nei guai, arrestato per estorsione commessa ai danni di una minorenne di Amalfi. Con lui, è finito in manette anche un 17enne di Torre del Greco.

Una storia a dir poco paradossale, portata alla luce dai carabinieri di Amalfi. I due ragazzi, secondo quanto emerso dalle indagini, si sono fatti consegnare 15mila euro in contanti da una ragazzina residente ad Amalfi, in cambio di protezione e come compenso per aver risolto dei problemi con piccoli pregiudicati della zona.

L’operazione è stata effettuata dai carabinieri della compagnia di Amalfi (provincia di Salerno), agli ordini del capitano Roberto Martina e del maresciallo Antonio Picciariello. Secondo quanto emerso dalle indagini la ragazzi aveva prelevato la somma dai risparmi di famiglia. I due invece, entrambi già noti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati con l’accusa di estorsione, tra l’altro in flagranza di reato.

La vicenda ha suscitato grande clamore, soprattutto per l’identità del giovane di Pimonte finito in manette. Per gli inquirenti infatti si tratta del capobranco degli 11 baby – stupratori che, nel 2016, violentarono una 15enne di Pimonte, che ha deciso poi insieme alla famiglia di lasciare la Campania e trasferirsi da alcuni parenti in Germania. Le indagini hanno consentito di appurare che la minore di Amalfi già in altre occasioni pare avesse ceduto denaro contante ai due coetanei. E che era stata costretta a farlo dietro minacce esplicite ed implicite oppure, altre volte, era semplicemente indotta a consegnare soldi per aiutarli a risolvere presunti “problemi economici” con pregiudicati della zona.

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