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Fiumi di droga e di denaro senza controllo: il crocevia è quello dei Lattari, della cosiddetta Giamaica italiana, del quadrilatero della cannabis che negli ultimi anni ha prodotto sangue, instabilità e terrore. L’omicidio di ieri notte di Ciro Orazzo potrebbe incastrarsi proprio nel quadro delle rotte del narcotraffico di cui l’uomo era un tempo un rappresentante di buon livello. Così continuano a piovere pallottole tra Lettere, Gragnano, Casola e Castellammare. È da anni ormai che la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli sta tenendo altissima l’attenzione sull’area del conflitto che non sembra sopirsi, ma che anzi fa scaturire nuovi fatti criminale. Un’attenzione che non è bastata a mettere la parola fine alle tensioni, alla ricerca dei soldi e della droga. Carabinieri, polizia e finanza più volte negli ultimi anni hanno cercato di frenare il fenomeno. Qualcosa si è rotto sui Lattari e forse le prossime inchieste ci diranno con certezza cosa è accaduto e continua ad accadere. Il business della marijuana è un business milionario e solo lo scorso anno i militari sono riusciti ad infliggere un durissimo colpo con centinaia di sequestri di piantagioni che hanno impoverito le casse della criminalità. I narcos responsabili di tutto, però, non sono stati ancora bloccati e tentato continuamente di riorganizzarsi, di regolare i conti, di affermare il proprio dominio sulle montagne che li hanno resi ricchi. Ci sono andati vicini più volte i carabinieri e la finanza, quest’ultima con l’operazione Secundario che vedeva tra gli indagati proprio Orazzo come uno dei presunti responsabili di un grande giro di droga. Ciò che potrebbe accadere da ora in avanti dopo la tragica fine di Ciro Orazzo, ammazzato in un agguato la notte scorsa, è ancora tutto da scrivere ma il clima che si respira da mesi sui Lattari non lascia presagire nulla di buono.
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