L’alluvione ha messo in ginocchio l’Emilia-Romagna. Il numero delle vittime è salito a 14, mentre il numero delle persone sfollate ha raggiunto quota 15mila. Nel ravennate scarseggiano cibo e acqua per gli sfollati e gli animali degli allevamenti e le previsioni meteo non accennano a migliorare. Sulla questione è intervenuto un cittadino stabiese, residente da più di 60 anni in Germania, soffermandosi sul problema rischio idrogeologico che incombe su Castellammare e fornendo una riflessione. «Seguo continuamente le terribili notizie sulle alluvioni in Emilia-Romagna, che il quotidiano "La Repubblica" pubblica, a getto continuo,sul suo sito internet -così ha scritto alla nostra redazione-. E´ dal1985 ch mi occupo dei problemi ambientali, che la razza umana fa incarognire sempre di piu´. Questo non e´ il primo disastro e non sara´, purtroppo, neanche l'ultimo. Da quando scoprii l'esistenza del vostro sito, vi ho spedito una caterva di contributi, non ultimi quelli riguardanti i rischi idrogeologici della nostra comune citta´. Dato che non sono il tipo che grida "al ladro!" e resta seduto, cerco una soluzione per ogni problema, collezionando non solo idee proprie, ma anche soluzioni ideate da menti molto meglio preparate della mia, senza tener conto del sesso, della loro ideologia e sempre senza motivo di lucro. Due cose mi hanno fatto concentrare la mia attenzione su Stabia: a parte la sua pericolosissima posizione sotto il massiccio montoso, le esperienze fatte durante i 25 anni vissuti alla calata S.Bartolomeo quando, ad ogni acquazzone, correvamo a S.Caterina, per "ammirare" il torrente che veniva giu´, carico di ogni sorta di detriti e che convogliava il tutto nel tunnel del buco del Cognulo,scaricandolo a via Bonito.» Durante il mese di dicembre si è parlato del progetto relativo alla mitigazione del rischio idrogeologico sul Faito con la convocazione della conferenza di servizi decisoria in modalità asincrona. Un intervento da effettuare per la messa in sicurezza del versante del Faito, al fine di limitare ai minimi termini i pericoli connessi al dissesto lungo il costone. L'area più a rischio rimane, però, il centro storico: circa quattro mesi fa il Comune ha avviato uno studio accurato delle procedure relative allo Smart Coast Network per dare linfa al centro storico e riportarlo ai fasti di un passato ormai svanito da decenni, mentre il degrado imperversa nel quartiere, in attesa anche di sbloccare le attività per la mitigazione del rischio idrogeologico che incombe su quell’area. Poi ha aggiunto: «L´altra era una tradizione familiare, che mi lega ai boschi ed alle acque stabiesi: mio nonno materno e´ stato l'ultimo incaricato dello acquedotto borbonico e delle vasche di laminazione del cantiere. E li´nacque e visse la sua gioventu´ mia madre. I "normali" Stabiesi avrebbero tantissimi motivi, non solo per gridare "al ladro", ma di correre per acchiapparli, e sono tanti. Ho fatto e mandato un fottio di proposte, non solo per evitare il "varo" della Stabia antica, anche per conservare/meglio utilizzare sia le acque potabili che quelle minerali di questa citta´. Rileggetevi questi articoli, specialmente quelli riguardanti i pericoli idrici-geologici.»
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.