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Gragnano - Omicidio 17enne, dopo il fermo dei presunti assassini si teme la vendetta del clan

Monti Lattari blindati dalle forze dell'ordine. L'obiettivo è identificare e fermare velocemente anche gli altri 4 ragazzi per evitare vendette trasversali

tempo di lettura: 1 min
di genesp
28/05/2020 10:21:40
Gragnano - Omicidio 17enne, dopo il fermo dei presunti assassini si teme la vendetta del clan

Due dei presunti assassini di Nicholas Di Martino sono stati arrestati ieri dalla polizia di Stato ma la tensione sui Monti Lattari è ancora alta. Le forze dell'ordine stanno setacciando i terrtori di Gragnano e Pimonte per stanare altri 4 giovani che avrebbero preso parte al raid mortale di via Vittorio Veneto. E si cerca di concludere l'operazione nel minor tempo possibile considerate possibili vendette da parte dei clan del posto. Nicholas Di Martino era nipote del boss ergastolano Nicola Carfora e figlio di Maria Carfora, in carcere per stalking. Anche i suoi presunti assassini, Maurizio Apicella e Ciro Di Lauro provengono da famiglie che hanno avuto contatti con la criminalità organizzata essendo figli di pregiudicati. Per questo motivo si temono possibili ritorsioni come per esempio il raid armato nei confronti di un 20enne poche ore dopo la morte del Di Martino. Il giovane in questione sarebbe stato vicino ad uno dei due presunti killer e per tale ragione sarebbe stato vittima del raid.

Ma per le forze dell'ordine a portare avanti quell'agguato sarebbero stati alcuni amici del 17enne. Le indagini comunque non si fermano: si stanno scansionando i frame dei filmati di videosorveglianza dell'area dei Lattari per identificare tutti coloro che hanno preso parte al raid di domenica notte oltre che quello di lunedì pomeriggio. Il territorio dei Lattari tuttavia è blindato dalla polizia di Stato, dai carabinieri e della guardia di finanza che stanno controllando le zone più a rischio come le aree sotto il controllo della criminalità organizzata. Non si conosce ancora il movente dell'omicidio ma la tesi più accreditata è quella relativa allo spaccio di stupefacenti fra Gragnano e Pimonte. E quindi il tutto gestito dalla famiglia narcos dei Di Martino.

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