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Emergenza Coronavirus, al sud si rischia l'esplosione della bomba sociale

Cominciano a scarseggiare le risorse economiche per l'acquisto di generi alimentari e di prima necessità: per il Sud è rischio "bomba sociale"

tempo di lettura: 4 min
di Luca Piedepalumbo
29/03/2020 19:20:28
Emergenza Coronavirus, al sud si rischia l'esplosione della bomba sociale

L’emergenza Coronavirus ha messo in ginocchio l’Italia sotto molteplici punti di vista. I numeri odierni, pubblicati dalla Protezione Civile, confermano che il contagio da Covid-19 continua e, secondo l’Istituto superiore di sanità, il picco dell’epidemia non è lontano. I casi totali registrati nel nostro Paese sono 92.472, i decessi hanno superato la soglia di 10mila, 12.384, invece, sono le persone finora guarite. Insomma, un vero e proprio “bollettino di guerra”, esemplificativo del problema sanitario vissuto a livello internazionale. Tante le misure restrittive progressivamente adottate dal Governo per arginare la diffusione dell’epidemia ed evitare il collasso di terapie intensive e reparti ospedalieri: dalle limitazioni alla libertà di circolazione, all’obbligo di chiusura delle attività commerciali e delle produzioni industriali ritenute non essenziali. L’emergenza Coronavirus ha condotto, necessariamente, anche ad interventi immediati nel settore economico. In particolare, con il decreto “Cura Italia” sono stati previsti bonus ed incentivi per lavoratori autonomi, professionisti con Partita IVA, lavoratori stagionali ed altre categorie considerate attualmente “a rischio”. Inoltre, il Governo Conte ha varato un nuovo decreto anti-crisi per aiutare subito chi è più in difficoltà, soprattutto per l'acquisto di generi alimentari: a tal fine ai Comuni italiani è stata girata la somma di 4,3 miliardi, cui vanno aggiunti circa 400 milioni gestiti dalla Protezione Civile.

Le conseguenze dell’epidemia sono di grande rilievo e investono anche il sistema economico nazionale e mondiale. La perdita di fatturato delle aziende italiane potrebbe ammontare ad un totale di 640 miliardi, con gravissime ripercussioni dal punto di vista occupazionale e con una recessione lunga e difficile da affrontare. Intanto, per milioni di cittadini cominciano a scarseggiare sempre più le risorse economiche per l’acquisto di generi alimentari e di prima necessità. Se il Nord è ad oggi focolaio dell’epidemia e dell’emergenza sanitaria, il Sud, in particolare, rischia di diventare la miccia della “bomba sociale”. Preoccupa, insomma, la minaccia di sommosse e insurrezioni che potrebbero partire per l’assenza di strumenti di sostentamento della famiglia. Si pensi, ad esempio, alle migliaia di lavoratori in nero, alle persone che non sono coperte da cassa integrazione o da forme di contributo una tantum, a quelle senza reddito di cittadinanza e agli altri invisibili senza misure di tutela. Tante, tuttavia, sono le iniziative solidali adottate in queste ore per aiutare le famiglie che vivono una situazione di disagio economico, dovuta al fermo lavorativo per l’emergenza Coronavirus. Tiene banco, soprattutto, la cosiddetta “spesa sospesa” che rapidamente si sta diffondendo in tutti i supermercati italiani e che segue lo stesso principio del famoso “caffè sospeso” inventato a Napoli anni addietro. In balia dello stesso nemico invisibile, l’obiettivo è quello di non lasciare indietro nessuno.

Nonostante le iniziative promosse dai privati e dallo Stato, la situazione socio-economica è comunque potenzialmente esplosiva, come ribadito anche dai servizi segreti nel dossier consegnato nelle mani del Premier Giuseppe Conte. "Potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee o organizzate, soprattutto nel Mezzogiorno d' Italia dove l'economia sommersa e la capillare presenza della criminalità organizzata sono due dei principali fattori di rischio", è questa l'allerta. Come si apprende dal quotidiano “Il Mattino”, nelle scorse ore, ad esempio, hanno fatto scalpore le vicende di Palermo, dove sono nati gruppi sui social nei quali si inneggia alla rivolta. Infatti, in assenza di contatti diretti, è proprio nel “mondo virtuale” che si incontrano i potenziali rivoltosi che minacciano di saccheggiare negozi e mettere a ferro e fuoco le città. Anche in provincia di Napoli l’allarme nazionale ha spinto le forze dell’ordine e la magistratura ad alzare l’attenzione sul tema. Molti commercianti, tuttavia, non si sentono adeguatamente tutelati e chiedono addirittura di essere scortati. Insomma, il Sud si è trasformato in un focolaio di paura e tensioni: una situazione che potrebbe far gioco agli interessi della criminalità organizzata che gestisce una fetta importante dell’economia sommersa del Mezzogiorno. Insomma, emergenza sanitaria ed emergenza sociale ed economica vanno di pari passo in uno dei periodi più tristi e complicati della storia moderna.

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