Un plinto in cemento montato senza autorizzazione e nascosto sotto un cumulo di sabbia. L'odissea del cantiere della villa comunale si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli e stavolta a finire sotto accusa è un'opera abusiva. La torre-faro destinata ad affiancare il landmark, infatti, non ha ancora ottenuto l'autorizzazione da parte del Genio Civile, l'organo statale periferico con compito di controllo, monitoraggio e sovrintendenza sulle opere pubbliche, a cui i calcoli sarebbero stati depositati in ritardo. Ma la base in cemento era stata già realizzata ed è iniziata così la triste pratica dello scaricabarile. La Rf Appalti ritiene di essere stata autorizzata a procedere dal direttore dei lavori, il quale dal canto suo sostiene che la ditta abbia agito in totale autonomia. A chi va attribuita dunque la colpa dell'ennesimo pasticcio? Non è dato saperlo, ma su un aspetto la ditta e il Comune hanno trovato un punto d'accordo. Meglio insabbiare tutto e nascondere lo scempio per evitare che venga a galla l'ennesimo scandalo di un percorso irto di intoppi e decisamente lontano dalla sua conclusione. Sulla ditta, nel frattempo, pende la scure della rescissione del contratto per aver raggiunto una penale pari al 10% dell'importo destinato ai lavori a partire dallo scorso 23 agosto, ossia 100 giorni dopo la prima applicazione delle sanzioni. Il codice degli appalti, d'altra parte, non lascia scampo alla ditta, ma il sindaco Antonio Pannullo starebbe cercando una scappatoia per non interrompere le attività all'interno del cantiere e lasciare l'appalto nelle mani della Rf Appalti per il tempo utile a completare i lavori. La vicenda della torre-faro, in ogni caso, è la cartina di tornasole dell'approssimazione e della confusione con cui si sta procedendo in particolare sul secondo tratto, mentre il landmark rischia di restare privo del suo faro sovrastante e di diventare soltanto una sorta di terrazzino con vista sul mare. E intanto i bagni continuano ad essere privi dei tramezzi, anche se prende corpo l'ipotesi di adottare i divisori prefabbricati tipici degli autogrill, ritenuti più igienici, per ovviare ad una lacuna che assume i contorni di una vera e propria burla.
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