Alloggi popolari, 504 famiglie chiedeno alla Regione l'assegnazione di una casa. Un dato che fa riflettere se si pensa che rispetto allo scorso anno le richieste sono aumentate del 200% circa. Un dato che descrive una città in cui sempre più famiglie faticano a trovare una casa, strette tra affitti fuori controllo e un mercato immobiliare sempre più inaccessibile.
Il paradosso: turismo e crisi abitativa
Alla base della situazione c’è un paradosso tutto stabiese. Negli ultimi anni la città ha beneficiato di un forte sviluppo turistico, trainato dalla vicinanza a Pompei e alla Penisola Sorrentina, oltre che dalla riscoperta del litorale.
Ma quel boom si è trasformato in una lama a doppio taglio. Centinaia di proprietari hanno convertito le proprie abitazioni in B&B e case vacanza, riducendo drasticamente l’offerta di affitti a lungo termine. Il risultato è un mercato immobiliare “cannibalizzato”: poche case disponibili e canoni sempre più alti, ormai fuori dalla portata di molti residenti.
Il crollo del turismo aggrava la crisi
A complicare ulteriormente il quadro, però, è arrivata una frenata improvvisa del turismo. Già lo scorso anno, complice l’instabilità legata alla guerra in Medio Oriente, le presenze in città avevano registrato un calo superiore al 30%.
Il 2026 si è aperto con segnali ancora più preoccupanti. La crisi internazionale, con la guerra in Iran e il blocco dello stretto di Hormuz, ha fatto impennare i costi del carburante, incidendo pesantemente sui flussi turistici. Nei primi mesi dell’anno si registra un ulteriore calo del 30%, mentre le prenotazioni per i mesi successivi sono ferme, con una flessione che sfiora il 50%.
Il risultato è un doppio effetto perverso: meno turisti e, allo stesso tempo, meno case disponibili per i residenti.
La paura dei proprietari
A frenare un possibile ritorno degli immobili sul mercato residenziale è soprattutto la paura dei proprietari. Il timore è quello di ritrovarsi con inquilini morosi difficili da sfrattare e appartamenti danneggiati, dopo aver già sostenuto costi elevati per l’acquisto o la ristrutturazione.
Un rischio percepito come troppo alto, in un contesto in cui il valore degli immobili a Castellammare è cresciuto notevolmente, rendendo gli investimenti sempre più onerosi.
Un cane che si morde la coda
Si crea così un circolo vizioso difficile da spezzare: gli stabiesi cercano casa, ma non la trovano; i proprietari evitano di affittare per timore di insolvenze; il turismo cala, ma gli immobili restano fuori dal mercato residenziale.
Un vero e proprio “cane che si morde la coda”, che rischia di lasciare la città sospesa tra due crisi: quella abitativa e quella economica.
L’urgenza di una risposta
Il dato delle 504 domande per una casa popolare rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Senza interventi strutturali – sia sul fronte delle politiche abitative sia su quello della regolamentazione degli affitti brevi – il rischio è che Castellammare perda non solo turisti, ma anche i suoi stessi cittadini.
E a quel punto, il prezzo da pagare sarebbe ben più alto di qualsiasi flessione economica: sarebbe la perdita della sua identità sociale.
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