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Truffa ai danni delle compagnie di assicurazioni, undici le persone che dovranno comparire – nell’udienza fissata per il prossimo 17 gennaio - davanti al giudice dell’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla procura della Repubblica di Ivrea. Secondo gli inquirenti, sarebbero almeno 160 i casi di truffa che prevedeva la stipula di contratti intestati a fantomatiche persone residenti in provincia di Torino, e poi rivenduti a cittadini del Napoletano.
Tra gli indagati ci sono anche Filomena D’Aniello (48 anni) e Domenico Cecco (42), entrambi residenti a Castellammare e assistiti dall’avvocato Francesco Iovane. Ancora, i fratelli Spagnoletta (Francesco Paolo, 38 anni, residente a Casola di Napoli e Umberto, 35 anni, residente a Lettere) assistiti dall’avvocato Gennaro Somma e Mario Maglione, 58 anni, residente a Castellammare. Gli altri sei indagati sono invece residenti in Piemonte.
Il gup si è riservato di decidere, disponendo un incidente probatorio in cui deciderà anche sulla richiesta di rinvio a giudizio. Sarebbe stato un vero e proprio sodalizio criminale quello scoperto dai carabinieri della compagnia di Chivasso (Torino), tanto che il pm contesta a tutti gli indagati (eccezion fatta per Maglione) l’associazione a delinquere.
Il modus operandi ricostruito dagli investigatori era sempre lo stesso. Il gruppo stipulava polizze assicurative contraffatte presso una compagnia all'oscuro di tutto. Per fare ciò, utilizzavano dati e documenti d’identità falsi, tutti intestati a cittadini residenti nel torinese. Il tutto, allo scopo di vendere poi polizze automobilistiche molto convenienti a cittadini residenti nel Napoletano. In base alle indagini, a rivestire il ruolo di organizzatore del sodalizio, ci sarebbe stato un cittadino piemontese (insieme ad un complice), con la falsificazione dei documenti d’identità con i quali venivano realizzate le polizze, pure falsificate per abbassare il premio che avrebbero dovuto corrispondere i contraenti finali. I due, ritenuti a capo dell’organizzazione, sarebbero stati poi in contatto con i componenti napoletani dell’organizzazione, e con un agente assicurativo in servizio presso un'agenzia di Venaria (Torino) e coinvolto nella falsificazione dei documenti. Diverso invece il ruolo di un altro piemontese, che avrebbe messo a disposizione le sue carte di credito ricaricabili, sulle quali venivano versati i premi assicurativi poi divisi tra i vari membri dell’organizzazione. A procacciare i clienti sarebbero stati invece, secondo i magistrati, i coniugi stabiesi D’Aniello e Cecco, che avevano un’agenzia a Castellammare con la quale collaboravano anche i fratelli Spagnoletta.
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