Un unico braccio armato, due colpi di pistola e in città torna d'attualità l'emergenza legata alla scarsa sicurezza del territorio. La sparatoria che ha avuto luogo nel centro antico rappresenta solo la punta di un iceberg che affonda le sue radici in un'endemica difficoltà nell'incunearsi tra i meandri della malavita che ancora oggi imperversa più che mai nella Città delle Acque. Il cecchino è ancora in fuga, ma tra Largo Pace e via Gesù, nel cuore del centro antico, ieri si è consumata l'ennesima faida, che ha coinvolto due pregiudicati il cui approdo tra le corsie dell'ospedale San Leonardo ha lasciato di stucco medici ed infermieri. Giovanni Battista Panariello, 20 anni, e Michele De Luca, 57 anni, sono arrivati a bordo di un'auto guidata dai conoscenti, il primo con una ferita all'addome, il secondo con un colpo di pistola al malleolo destro. Michele, tra l'altro, è il fratello di Antonio De Luca, detto “vaccarella”, boss della camorra stabiese. Pare che l'agguato sia la conseguenza di una lite scoppiata in precedenza tra l'assalitore e le vittime, ma c'è anche chi ritiene che l'omicidio di Antonio Fontana, detto “fasano”, abbia dato origine ad una nuova faida tra i clan, i cui effetti si avvertono in maniera sempre più opprimente per la città. Castellammare ormai da qualche tempo è avvezza ai colpi di pistola. Gli agguati avvenuti tra il rione Annunziatella e il Cmi da parte delle baby gang si sono conclusi con l'arresto di tre giovani malavitosi, ma hanno seminato il panico nella periferia nord, guastando il clima di festa della sagra del carciofo con il coinvolgimento di due ragazze innocenti, rimaste ferite nel parapiglia generale. È ancora vivo anche il ricordo della stesa di camorra che a febbraio ha messo a soqquadro il rione Ponte Persica, dove un commando di giovani a bordo di un'auto e di una moto di grossa cilindrata, dopo aver destato l'attenzione dei reidenti con scherzi di cattivo gusto, ha iniziato a sparare colpi di pistola in aria in segno di sfida prima di scappare via. E cosa dire dell'ordigno esploso nei pressi di un pescivendolo di Piazza Matteotti e della catena di rapine che hanno turbato la quiete di numerose attività commerciali del territorio, inclusi diversi centri di telefonia e le gioiellerie Cimmino e Di Somma? A nulla servono i dati sciorinati dalle forze dell'ordine, che definiscono Castellammare sicura in virtù di una percentuale di rapine e scippi inferiore alla media regionale. Gli stabiesi ormai hanno un'elevata percezione di pericolo e non si sentono al sicuro neppure nelle loro case, come si evince dai recenti furti nelle abitazioni dei quartieri periferici. E mentre il sindaco continua a rassicurare la popolazione descrivendo la città come del tutto sicura, Castellammare intanto è ostaggio della criminalità, tornata a palesarsi in tutta la sua violenza brutale.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.