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Castellammare - Spaccio di stupefacenti, i Cesarano esentati dalla 'tassa'

«Sono amici dei D'Alessandro». I pentiti svelano altri dettagli sul patto con gli scanzanesi.

tempo di lettura: 2 min
di sr
27/02/2019 09:41:29
Castellammare - Spaccio di stupefacenti, i Cesarano esentati dalla 'tassa'

A Castellammare solo i Cesarano possono spacciare senza dover pagare “la tassa”. Questo perché sono amici dei D’Alessandro. E’ questo quanto emerge dalle dichiarazione che i pentiti stanno rilasciando ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che indagando sulle dinamiche criminali stabiesi.

Nei verbali raccolti dai giudici dell'Antimafia, si legge che "Vincenzo D'Alesandro (per anni reggente della cosca di Scanzano) aveva riferito che l'unica piazza di spaccio che doveva operare a Castellammare era quella del Savorito, perché gli Imparato (meglio conosciuti come "i paglialoni") erano degli amici fedelissimi e avevano sempre pensato alla famiglia D'Alessandro". Chi trasgrediva questa imposizione invece, continuando a spacciare, avrebbe dovuto pagare una tangente alla cosca scanzanese, maturata sulle vendite ai tossicodipendenti. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ribadiscono il patto di fratellanza, che vige ormai da anni, tra gli Imparato del Savorito e, appunto, i D'Alessandro. Un patto rinsaldatosi lo scorso dicembre quando, pochi giorni dopo l'operazione Olimpo che portò all'arresto dei capi dei D'Alessandro, al Savorito si decise di dedicare proprio agli alleati di Scanzano il falò dell'Immacolata.

A tal proposito, sono stati sentiti i presunti responsabili di quel gesto finito sulle cronache nazionali: un manichino impiccato sulla catasta di legno e poi dato alle fiamme, con accanto uno striscione che riportava la seguente frase: "cosi devono morire i pentiti. abbruciati". Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno sciolto ogni dubbio, individuando i responsabili. Per i tre maggiorenni è scattato il divieto di dimora in Campania. Altri due minorenni sono tuttora indagati. Negli interrogatori di garanzia, i tre hanno riferito ai magistrati di aver messo in scena quella rappresentazione "per una semplice bravata". "Volevamo vincere la competizione dei falò con gli altri rioni - hanno affermato davanti ai giudici - non c'entra niente la camorra". Per la Direzione distrettuale antimafia invece il tutto fu studiato a tavolino dal clan Imparato al fine di manifestare la solidarietà ai D'Alessandro e, nel contempo, lanciare un chiaro messaggio intimidatorio ai pentiti. I legali dei ragazzi si sono intanto rivolti al Tribunale del Riesame di Napoli, chiedendo la revoca delle misure cautelari emesse nei loro confronti la scorsa settimana.

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