Luca Abete di Striscia la Notizia attacca, il Direttore Sanitario del San Leonardo Mario Muto risponde. Arriva a poche ore di distanza il chiarimento della direzione ospedaliera dopo il servizio andato in onda ieri sera su Canale 5 improntato sul trasporto, dal nosocomio alla propria abitazione, di persone decedute. Secondo la troupe di Striscia, a Castellammare si falsificherebbero i documenti per permettere alle salme di uscire dal San Leonardo e di essere accompagnate a casa per volontà dei parenti. Mario Muto, però, spedisce al mittente tutte le critiche e prova a fare chiarezza sul modus operandi del suo ospedale: «Ho visto il servizio di ieri sera e lo ritengo montato ad arte per fare audience. Al San Leonardo abbiamo un regolamento che viene rispettato. Se un paziente purtroppo muore in reparto, viene accompagnato nella sala mortuaria. Abbiamo comunque un'eccezione: se la stessa persona decidesse di firmare le dimissioni e di tornare a casa per vivere con i suoi cari gli ultimi momenti, lo consentiamo».
«Abbiamo apportato dei cambiamenti al San Leonardo e non accettiamo questo tipo di attacco. Il giornalista non è neanche entrato in ospedale, ha fatto le interviste sul Viale Europa. Non conosce le dinamiche del nostro presidio. Basti pensare che le ambulanze private non possono entrare nell'area del pronto soccorso se non con un necessario permesso. Di conseguenza nessuno può uscire dall'ospedale come se nulla fosse. Il trasporto dei pazienti può avvenire con mezzi privati, magari di onlus e associazioni, ma solo se la famiglia ci fornisce orario e data del trasporto. Questo la dice lunga sull'efficienza del nostro ospedale. Diverso è invece il caso del trasporto protetto che prevede l'allontanamento dei pazienti da un nosocomio all'altro il quale è tutto a carico dell'Asl».
Dopo il servizio di ieri sera, in città è partito il dibattit fra coloro che sono a favore di questi trasporti, anche se illegali, e fra coloro che invece vogliono rispettare la regole. La sensazione è che tale attività sia stata portata avanti con costanza negli ultimi anni e che non sia solo un'abitudine diffusa nel napoletano. Il direttore Muto però nega e protegge il suo ospedale: «Abbiamo a disposizione tutti gli atti con i quali abbiamo vietato questo tipo di operazioni».
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