La riapertura delle consegne a domicilio dei cibi preparati? Un’opportunità solo per poche attività. E’ quanto emerso nel corso della nostra diretta di questo pomeriggio in cui sono intervenuti i consiglieri comunali Ernesto Sica di Fratelli D’Italia, Tonino Scala di Liberi e Uguali e Pino Cioffi titolare del ristorante-pizzeria “Mamma mia” a Castellammare di Stabia.
«Non lunedì non riapriremo – ha detto Cioffi – Una decisione che scaturisce principalmente dal fatto che non ci sentiamo al sicuro, non ci sentiamo garantiti dalla possibilità di contrarre il virus. Ma anche perché per noi riaprire per effettuare la consegna a domicilio delle pizze sarebbe controproducente». Ed il motivo è subito spiegato. «Noi abbiamo 14 dipendenti – spiega Cioffi – Per riaprire la sola attività di consegna a domicilio occorrono alcune unità. Quante pizze dovremmo vendere per rientrare dai costi che sosterremo per avviare l’attività nel rispetto delle norme previste? Faremmo solo un piacere allo Stato, sgravandolo dai costi della cassa integrazione del personale riassunto».
La consegna a domicilio degli alimenti, a questo punto, rappresenta dunque una boccata d’ossigeno per tutte quelle attività a conduzione familiare, per quelle che già operavano solo ed esclusivamente con questa modalità di vendita. Secondo l’ordinanza firmata oggi dal governatore della regione Campania, Vincenzo De Luca, bar, pasticcerie, ristiranti e pizzerie potranno – dal prossimo lunedì ed in determinate fasce orarie – consegnare cibo preparato presso il domicilio dei clienti. Ordini che dovranno essere effettuati telefonicamente o tramite piattaforme online. Il pagamento potrà avvenire sempre con modalità telematiche oppure in contati alla consegna. L’esercente che deciderà di avviare questa attività dovrà prevedere locali separati per la preparazione degli alimenti da quelli in cui i corrieri accederanno per prelevare il cibo da consegnare. Corriere che dovranno essere dotati dei necessari dispositivi di protezione personale come mascherine e guanti. Gli alimenti dovranno essere trasportati con appositi zaini e contenitori termici chiusi ermeticamente. Accorgimenti particolari dovranno anche essere adottati durante la consegna evitando il contatto diretto con l’acquirente. Insomma, un vero e proprio calvario ma che purtroppo, stante la situazione emergenziale, risulta necessario.
In questa ottica, anche la tanto agognata riapertura, la cosiddetta fase 2, non rappresenta una soluzione per queste particolari categorie commerciali. Riaprire un ristorante o una pizzeria per accogliere solo poche persone diventa controproducente. I costi di gestione rimarrebbero poco inferiori rispetto al normale, mentre gli incassi sarebbero di molto inferiori. Ecco allora che in molti potrebbero decidere di non riaprire attendendo tempi più propizi.
Nel corso della nostra diretta, inoltre, duro è stato lo scontro – su alcune posizioni – tra Scala e Sica. Come, ad esempio, sulle modalità di gestione della crisi da parte del Governo. Interessante le proposte emerse durante la discussione che consigliamo tutti di rivedere. Il video qui in basso.
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