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Castellammare - Ricercatore stabiese: «Bitcoin? Strumento per combattere il riciclaggio»

Un ricercatore dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, originario di Castellammare di Stabia, esclude la pericolosa connessione tra bitcoin e riciclaggio. «Secondo i miei studi, i bitcoin non favoriscono il riciclaggio, anzi lo evitano».

tempo di lettura: 2 min
01/10/2019 08:56:37
Castellammare - Ricercatore stabiese: «Bitcoin? Strumento per combattere il riciclaggio»

Negli ultimi mesi tutte le istituzioni finanziarie del mondo hanno mostrato le proprie preoccupazioni per le connessioni emergenti tra le monete virtuali e il riciclaggio. Da più parti si parla di regolamentare le monete virtuali sennon addirittura vietarle. L’Unione europea recentemente ha adottato la quinta direttiva antiriciclaggio, proprio con lo scopo di sanzionare gravemente eventuali utilizzi illeciti delle criptovalute.

Ma non tutti condividono queste preoccupazioni. Secondo un ricercatore stabiese, Gaspare Jucan Sicignano, ricercatore in diritto penale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, autore del libro “Bitcoin e riciclaggio” «nei bitcoin, ovvero nella più nota delle criptovalute, non vi è alcun rischio di riciclaggio. Anzi i bitcoin sono in grado di scongiurare operazioni di riciclaggio, piuttosto che il contrario»

«Tutte le transazioni in bitcoin – spiega - sono pubbliche, in quanto contenute in un database distribuito liberamente accessibile. Chiunque può controllare chi ha ceduto un determinato bitcoin a Tizio o a Caio, e chiunque può scoprire anche il report storico di ogni transazione. Per i bitcoin, l’adagio di Giovanni Falcone “segui il denaro e troverai la mafia” sarebbe applicabile in pieno, laddove ce ne fosse bisogno. È possibile controllare, infatti, senza particolari sforzi, quale portafoglio possiede un determinato bitcoin, e quale strada ha percorso una determinata valuta per arrivare in determinata destinazione. Vero – aggiunge - è che l’indirizzo a cui è collegato un determinato portafoglio dei bitcoin è anonimo. Ma è un falso problema. Il sistema, infatti, non esclude che l’utente anonimo possa essere comunque identificato in altro modo. Mediante tecniche di digital forensic, infatti, è possibile risalire velocemente a coloro che si celano dietro un determinato bitcoin. Una volta identificato l’utente anonimo, la piattaforma Bitcoin si rileva uno strumento incredibilmente trasparente, essendo in grado di fornire indicazioni precise su tutte le attività poste in essere da un determinato soggetto. Attualmente, comunque, l’anonimato è molto limitato. La gran parte dei bitcoin exchange internazionali richiede una identificazione espressa degli autori di ogni transazione. Onere, tra l’altro, richiesto espressamente dalla recente normativa antiriciclaggio»

«Secondo i miei studi, quindi, i bitcoin non favoriscono il riciclaggio, anzi lo evitano. Se l’economia fosse organizzata tutta attraverso i bitcoin, anche la corruzione subirebbe una grossa battuta di arresto. Se tutto è tracciato e trasparente, ben pochi pubblici ufficiali correrebbero il rischio di strumentalizzare la propria funzione per una ricompensa economica» conclude.

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