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Castellammare - Ricattarono imprenditore con video hard, condannate due donne

Si tratta di una 37enne di professione psicologa a Lucca e una 25enne di Castrovillari, in provincia di Cosenza.

tempo di lettura: 2 min
di Giovanni Stanzione
06/10/2017 10:41:50
Castellammare - Ricattarono imprenditore con video hard, condannate due donne

Immagine dal web non collegata alla notizia

Ricattarono un imprenditore con un video hard: condannate due donne. Una delle due è originaria di Castellammare di Stabia ma residente da tempo a Lucca. Il caso scoppiò nei mesi scorsi quando un imprenditore della provincia di Piacenza denunciò i fatti alle autorità che avviarono subito le indagini e che fecero poi scattare le misure cautelari nei confronti delle due malintenzionate. Le due donne, complici, sono una 37enne di professione psicologa a Lucca e una 25enne di Castrovillari, in provincia di Cosenza. Le due si sarebbero conosciute proprio perché la seconda un tempo era paziente della prima. Entrambe sono state riconosciute colpevoli di estorsione e tentata estorsione e dovranno scontare la pensa di un anno e undici mesi di reclusione. Dal dibattimento in aula sono emersi inoltre nuovi dettagli in merito alla scabrosa vicenda. L’udienza si è svolta davanti al gup.

La vittima ha raccontato di aver incontrato le due donne in un ristorante di Piacenza, di averle conosciute e che dopo poco tempo avevano consumato un rapporto a tre nell’automobile dell’imprenditore. Le donne si trovavano a Piacenza, stando a quanto accertato, per realizzare un servizio fotografico. Pochi giorni dopo è cominciato l’incubo per l’uomo con la telefonata di una delle due donne. Affermavano di aver filmato l’intero incontro sessuale e di volere 20mila euro altrimenti avrebbero pubblicato sul web il filmato. L’imprenditore non ha però ceduto ed ha quindi denunciato l’episodio alla polizia di stato. Ma non è tutto perché gli inquirenti, nel corso delle indagini, hanno anche scoperto che la 37enne di Castellammare aveva provato ad estorcere circa 3mila euro al genitore di un minorenne. In quel caso la minaccia era di voler dichiarare, come psicologa professionista, l’incapacità del genitore di prendersi cura del figlio.

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