Castellammare e Torre Annunziata potrebbero a breve non essere più così vicine. Secondo le indiscrezioni provenienti dalla Regione, a palazzo Santa Lucia starebbero valutando la chiusura di uno dei più antichi tratti ferroviari d'Italia. D'altro canto da quest'estate c'è già l'ok dell'Ente oplontino, che ha deliberato in Consiglio in favore della soppressione perpetua.
Non tutta la cittadinanza stabiese, tuttavia, è convinta - per usare un eufemismo - di questa scelta. Ecco perché ha già preso il via una raccolta firme organizzata dal gruppo Pendolari stabiesi e sostenuta dall'associazione Città Viva. «Solo meri interessi speculativi di 'social housing'», non usa mezze parole Enzo Guadagno, rappresentante degli utenti stabiesi e tecnico ferroviario, per descrivere su StabiaChannel.it quelli che secondo lui sono i veri motivi alla base di questa scelta. «Al posto della stazione verrebbe realizzata la solita colata di cemento, con palazzine che si estenderebbero dalla Cirio fino al fiume Sarno. Si creerebbe l'ennesima periferia dormiente da vendere a 3mila euro al metro quadro per 800 appartamenti. Vogliono abbattere una stazione del 1842? Se ne può anche discutere, ma ci portino un progetto, con tanto di costi e idee per restituire un servizio alla comunità. Fino ad ora non l'ha fatto nessuno, hanno parlato di tram veloci, ma i 10 milioni dei fondi europei non basterebbero. La verità è che un'alternativa concreta non c'è, basti vedere cosa è accaduto per la tratta Castellammare-Gragnano, divenuta una discarica dopo la chiusura. Siamo alle solite, cancellare beni pubblici per monetizzare, poi i problemi saranno affrontati dalle prossime amministrazioni».
Secondo Guadagno, la soluzione più semplice sarebbe quella di potenziare l'attuale linea: «I treni della Circum sono vagoni metropolitani affollati, scomodi ed inadatti a soddisfare questa utenza. Basterebbero pochi accorgimenti per migliorare e far rifiorire il servizio ferroviario, con orari più 'umani'. L'obiettivo di questo servantaggio politico è palesemente quello di rendere difficile la vita dei pendolari per spingerli a guardare altrove».
Parole trancianti che lasciano poco margine di interpretazione. Eppure a ben vedere a Castellammare quella ferroviaria è una causa sposata da molti, ultimamente stanno contribuendo anche i 5 Stelle locali, ma - come ci ha spiegato Ernesto Zona, esponente del gruppo Pendolari stabiesi - evitare la chiusura è una battaglia apolitica. «Non ci schieriamo con nessuno - premette -, ma occorre dar voce a coloro che ogni mattina scelgono di recarsi al lavoro tra disservizi, ritardi e biglietterie chiusi o, nel caso di quelle automatiche, non funzionanti. Un potenziamento della linea, attualmente in condizioni pessime, migliorerebbe e farebbe fronte anche ad un aumento dell'utenza quotidiana, costretta spesso ad accalcarsi in massa nei treni fatiscenti della Circumvesuviana. Ad oggi il progetto dei tram veloci non è attuabile, e se lo è, lo sperimentino con il collegamento verso Gragnano».
Ma allora perché a Torre Annunziata l'amministrazione Ascione si è affrettata a chiedere la soppressione della tratta? Per Zona la risposta c'è: «I ferrovieri oplontini controllano i passaggi a livello da remoto, a volte chiudendo le sbarre ancora prima della partenza del treno da Torre Annunziata. Chiaramente questo crea code e disagi indicibili, con il traffico paralizzato anche per mezz'ore intere». Ma ci sarebbe anche una soluzione: «I nostri controllori sono più accorti, grazie alle telecamere lasciano il passaggio chiuso per quei 5/6 minuti necessari al transito del convoglio. Esiste un sistema chiamato 'a pedale' che consente di effettuare l'operazione manualmente. Capisco - conclude - che la politica possa non conoscere i dettagli tecnici, ma prima di votare scelte che hanno ripercussioni su migliaia di persone si dovrebbero esaminare meglio le alternative».
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