Doveva confermare quanto raccontato ai giudici dell'Antimafia negli anni Novanta. Doveva esporre in aula i reati commessi dai D'Alessandro di Castellammare di Stabia ma al momento della testimonianza ha preferito non rispondere. Gaetano Martinelli, uno dei quattro pentiti che resero possibile la formazione dell'inchiesta Sigfrido, ha deciso di uscire subito di scena e costringendo i giudici a dover rinviare l'udienza al mese di novembre prossimo. Una scelta, quella dell'ex affiliato di Scanzano, che rischia di far crollare il sistema di accuse della Direzione Distrettuale Antimafia. Dei quattro pentiti che raccontarono i segreti della cosca, Martinelli è l'unico che poteva confermare quanto accaduto alla fine degli anni Novanta. Gli altri tre sono inutilizzabili: Ernesto Maresca e Vincenzo Coscarelli sono stati dichiarati incapaci di intendere e di volere, Antonio Fontana è stato ucciso ad Agerola nel luglio del 2017.
Pentiti diventati improvvisamente silenziosi o addirittura uccisi. Ed è così che il processo Sigfrido non riesce a portare nessuna condanna. Fra gli imputati c'è anche il capoclan Pasquale D'Alessandro che al momento è rinchiuso nel regime di 41 bis. I fatti contestati agli uomini di Scanzano sono anche molto vecchi nel tempo, circa 20 anni. L'inchiesta giudiziaria avrebbe dovuto smantellare il clan D'Alessandro ma per diversi cavilli giuridici non è stata ancora chiusa. All'inizio degli anni Duemila, arrivarono le condanne in primo e secondo grado per tutti i 19 indagati. Una volta che il caso giunse in Cassazione, per un difetto di forma (competenza territoriale dei giudici), fu rispedito nuovamente in primo grado annullando tutte le condanne fino a quel momento. Un problema non da poco per l'Antimafia che dovette riformulare tutte le accuse ma da quel momento in poi i pentiti hanno smesso di collaborare. Fra rinvii e colpi di scena, nel 2019 si attende ancora la fine del processo.
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