E' stato condannato a nove anni di reclusione per aver condotto estorsioni in tutta la periferia nord. Duro colpo per il clan Cesarano ma soprattutto per il suo reggente storico, Luigi Di Martino 'o profeta. La sentenza è arrivata ieri dal Tribunale di Torre Annunziata: nove anni di carcere anche se il pm ne aveva chiesti ben dodici. Infatti l'accusa faceva leva su un'altra condanna ricevuta dal Di Martino inerente sempre alle estorsioni ai fratelli Moxedano che gestivano il Bingo a Pompei. Ma i giudici hanno deciso di scindere le due cose e di giudicarlo senza aggravanti. Secondo quanto ricostruito grazie al coraggio di un imprenditore vittima delle prepotenze dei clan, era lo stesso Di Martino a gestire il pizzo. Incontrava lui le vittime e imponeva loro un tasso che si alzava costantemente nel corso dei mesi. Nel caso specifico dell'imprenditore stabiese, la sua retta mensile è passata dai 500 iniziali fino ai 4 mila euro. Cifre spropositate che lo hanno spinto alla denuncia e al successivo processo. Dopo l'arresto di Di Martino, a gestire le estorsioni era Raffaele Belviso il quale riceveva il pagamento all'interno del bar Kimera fra Pompei e Scafati, chiuso dalla guardia di finanza proprio la scorsa settimana in quanto riciclava il denaro dei clan. In pochi giorni quindi la giustizia ha inflitto due colpi durissimi ai Cesarano di Ponte Persica: in primis la chiusura di un proprio locale satellite e poi la condanna a 'o profeta. Adesso potrebbe aprirsi un pericoloso vuoto di potere nella cosca a confine fra Castellammare e Torre Annunziata.
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