Un’intera comunità senza il presidio sanitario più essenziale: il medico di famiglia. Succede nella periferia nord di Castellammare di Stabia, nella zona di Ponte Persica, dove la carenza di medici di medicina generale sta assumendo i contorni di una vera emergenza sociale.
Dopo il pensionamento degli storici medici di base che operavano nell’area, centinaia di cittadini si sono ritrovati senza assistenza sanitaria. A farsi portavoce del disagio è una residente della zona: «Da quando il nostro medico è andato in pensione siamo rimasti senza copertura. I nuovi medici non vogliono venire in periferia e per noi raggiungere il centro cittadino è estremamente difficile, soprattutto per le persone anziane o con problemi di deambulazione. Non sappiamo nemmeno come reperire una prescrizione. Ci sentiamo abbandonati». Una situazione che, spiegano i residenti, rende complicate anche le più semplici necessità sanitarie quotidiane e che colpisce in particolare anziani, disabili e soggetti fragili. Non a caso, in zona si sta valutando l’organizzazione di un incontro pubblico per chiedere risposte concrete alle istituzioni.
Sulla vicenda è intervenuta l’associazione Quartiere Attivo, che ha presentato una richiesta formale al sindaco Luigi Vicinanza, al Direttore Generale dell’ASL Napoli 3 Sud e alla direzione del Distretto sanitario 53. Non è un piccolo disagio di quartiere, ma una falla che coinvolge un esercito di 3.000 persone. Una fetta enorme della città che, sulla carta, ha gli stessi diritti di chi vive a Piazza Municipio, ma che nei fatti è stata lasciata al proprio destino. «Il numero dei medici di medicina generale è insufficiente a garantire l’assistenza sanitaria di base e molti cittadini sono costretti a recarsi nel centro cittadino per visite, prescrizioni e servizi essenziali». Una condizione che, sottolinea l’associazione, incide direttamente sul diritto alla salute e crea una disparità territoriale nell’accesso ai servizi sanitari. Tra le richieste avanzate figurano la verifica della reale copertura sanitaria nell’area, l’assegnazione di nuovi medici e l’attivazione immediata di soluzioni temporanee, come ambulatori di prossimità, potenziamento dell’assistenza domiciliare o presidi sanitari territoriali.
Il problema si inserisce in un quadro più ampio. Spetta infatti alle Regioni individuare le cosiddette zone carenti, ovvero le aree in cui il numero di medici di medicina generale risulta insufficiente rispetto alla popolazione residente, attivando bandi per l’assegnazione degli incarichi. Se non esiste un obbligo formale di avere uno studio medico in ogni singola frazione, resta però inderogabile il dovere del Servizio sanitario nazionale di garantire l’assistenza primaria in modo equo su tutto il territorio.
A Ponte Persica, tuttavia, la teoria si scontra con una realtà fatta di ambulatori lontani, trasporti difficili e una popolazione anziana che rischia di restare senza cure. Il messaggio che arriva dai cittadini è chiaro: la salute non può diventare un privilegio riservato a chi vive in centro. Intanto, l’associazione Quartiere Attivo continua a organizzare incontri e momenti di confronto per informare i residenti e coordinare iniziative comuni.
Siamo ormai arrivati al punto catastrofico in cui un anziano non può nemmeno farsi prescrivere un farmaco salvavita senza dover affrontare un'odissea verso il centro. La domanda che i residenti pongono al Sindaco e all'ASL è semplice: quanto vale il diritto alla salute in periferia?
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