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Cronaca

Castellammare - Patti di camorra, ecco la nuova mappa del business

Accordi trasversali su attività illecite e spartizione del territorio. I clan stabiesi estedono i loro affari anche in penisola sorrentina ed a Capri.

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Divisione di zone, patti di non belligeranza, accordi trasversali. La camorra stabiese cambia volto e lo scenario delineato da carabinieri e polizia dopo gli ultimi blitz che hanno portato in carcere diversi esponenti della malavita locale è sconcertante.

Secondo le forze dell’ordine i clan camorristici di Castellammare e dei comuni dei Lattari avrebbero sancito un vero e proprio accordo in grado di garantire a tutti lo svolgimento delle proprie attività senza tensioni e, soprattutto, senza spargimenti di sangue. A Castellammare i D’Alessandro avrebbero deciso di puntare tutto sull’usura e sulle estorsioni, lasciando invece agli Imparato del Savorito (meglio conosciuti come i paglialoni) lo spaccio di droga. Un’attività, quella dell’usura, che consentirebbe ai guaglioni del clan storico di Scanzano di guadagnare cifre da capogiro stabilendo tassi di interesse elevatissimi sulle somme di denaro prestate dagli strozzini. L’altra attività resta invece sempre legata alle estorsioni. Ma la criminalità stabiese avrebbe deciso di puntare anche sulla penisola sorrentina e, seppure in maniera più limitata, sull’isola di Capri.

Sull’asse Castellammare – Sorrento i D’Alessandro gestirebbero infatti in prima persona il mercato della droga, fornendo attraverso una fitta rete di pusher di marijuana, hashish e cocaina i locali inn della movida sorrentina.


Diverso invece il discorso per il versante caprese, dove invece la malavita stabiese si limiterebbe a rifornire gli spacciatori gestiti da altre piccole organizzazioni malavitose.

Il rischio criminalità resta alto anche sui Lattari. A Gragnano, Pimonte ed Agerola ad esempio è ancora consistente la pressione del cosiddetto clan dei “pimontesi”, gestito dagli Afeltra – Di Martino. Una organizzazione criminale nata dalle ceneri del vecchio clan guidato dall’ex primula rossa Umberto Mario Imparato (ucciso in un conflitto a fuoco con i carabinieri nel 1993 sul Monte Coppola) e che si dedicherebbe in maniera particolare all’attività estorsiva e allo spaccio di stupefacenti nei comuni montani dell’area stabiese. Proprio tra la malavita dei Lattari e i D’Alessandro sarebbe stato siglato un patto di non belligeranza per ottimizzare la gestione delle attività illecite. Sono ormai lontani infatti i tempi della guerra di camorra che, negli anni novanta, insanguinò le strade di Castellammare in virtù del contrasto tra i D’Alessandro e gli Imparato. Oggi, secondo le forze dell’ordine, i nuovi capi delle due organizzazioni criminali viaggiano a braccetto e questo consente loro di gestire senza troppi ostacoli tutti gli affari illeciti nel comprensorio stabiese.


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mercoledì 11 ottobre 2017 - 14:45 | © RIPRODUZIONE RISERVATA



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