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Castellammare - «Paga o ti ammazziamo la famiglia», le minacce dei D'Alessandro agli imprenditori stabiesi

Il pizzo come prima forma di guadagno per il clan di Scanzano.

tempo di lettura: 2 min
di Gennaro Esposito
01/05/2019 12:18:39
Castellammare - «Paga o ti ammazziamo la famiglia», le minacce dei D'Alessandro agli imprenditori stabiesi

Il pizzo come prima forma di guadagno per il clan D'Alessandro di Castellammare. È quanto emerge dall'inchiesta Tsunami che vede indagati 30 affiliati alla cosca di Scanzano incastrati dai racconti di Salvatore e Francesco Belviso e Renato Cavaliere. Quando la cosca era gestita da Vincenzo D'Alessandro, i compiti nell'organizzazione criminale erano ben chiari: c'era chi doveva occuparsi delle estorsioni e chi invece dello spaccio che in realtà era stato affidato agli alleati Imparato nel quartiere Savorito. Scanzano però puntava forte sul pizzo che colpiva tutti, piccoli e grandi commercianti. Lavori di ristrutturazione dei palazzi e appalti pubblici: nessun cantiere che si apriva in città poteva evitare il pagamento delle rate ai D'Alessandro. E chi non pagava rischiava di essere colpito con raid punitivi o addirittura allontanato dalla città di Castellammare.

Un modus operandi che è rimasto intatto fino a dicembre scorso quando la DDA con l'inchiesta Olimpo ha inflitto un duro colpo ai clan del comprensorio stabiese. Il lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine ha confermato un dato importante: a Castellammare il pizzo si paga e lo pagano tutti. Ma nessuno denuncia. La forza dei D'Alessandro in questi anni è stata tale che nessun commerciante ha avuto mai il coraggio di ribellarsi alle estorsioni salatissime che solitamente venivano inflitte a Pasqua, Ferragosto e Natale. L'inchiesta Tsunami però ha riacceso i riflettori sui clan stabiesi che sono stati inchiodati dai racconti dei pentiti. Collaboratori di giustizia che sono stati per anni all'interno del sistema criminale di Castellammare.

Tra questi il super testimone Salvatore Belviso che, tra i suoi tanti racconti, parla di un imprenditore legato al mondo della distribuzione alimentare che era stato bollato dai D’Alessandro e, per questo, non poteva più lavorare a Castellammare. Nonostante questo, l’uomo – molto noto in città – aveva proseguito nel portare avanti il suo business in città. Per questo, fu minacciato dai D’Alessandro. Minacce di morte ai suoi familiari che avrebbero convinto l’uomo a pagare la maxi tangente da 60mila euro l’anno divise le tre “classiche” rate annuali.

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