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Castellammare - La relazione della Dia: «D'Alessandro ancora potenti per spaccio ed estorsioni»

Tra le righe della relazione semestrale emerge «la gestione monopolistica del clan nel settore delle onoranze funebri, del trasporto degli infermi e della fornitura all’ingrosso di prodotti ittici».

tempo di lettura: 2 min
di red
02/10/2022 11:40:36
Castellammare - La relazione della Dia: «D'Alessandro ancora potenti per spaccio ed estorsioni»

“I maggiori esponenti del clan D’Alessandro, la cui roccaforte resta il quartiere Scanzano, sono attualmente detenuti ma il sodalizio criminale rappresenta ancora oggi una potente e strutturata consorteria criminale operativa nell’approvvigionamento e vendita di sostanze stupefacenti e nelle estorsioni ad esercizi commerciali ed imprese locali”. La relazione semestrale della Dia rivela la struttura ancora consolidata del clan D’Alessandro, decimato dalle recenti operazioni messe in atto dalle forze dell’ordine ma ancora egemone sul territorio per lo spaccio di droga e per il pizzo ai negozianti. Il clan, tra l’altro, “avrebbe acquisito la gestione monopolistica del settore delle onoranze funebri, come confermato dalle interdittive antimafia emesse da varie Prefetture, del trasporto degli infermi e della fornitura all’ingrosso di prodotti ittici”. Un aspetto che avrebbe trovato riscontro “nell’indagine conclusa dai carabinieri il 4 dicembre 2021 con l’esecuzione di un sequestro preventivo”. Un provvedimento che “ha riguardato società impegnate nella gestione delle ambulanze e nel commercio ittico intestate fittiziamente a prestanome”. L’inchiesta, tra l’altro, ha evidenziato anche “le attività di riciclaggio dei capitali provenienti dalle attività estorsive e dai traffici di stupefacenti svolte attraverso le ditte sequestrate”. Sul territorio, inoltre, la Dia rivela la presenza di “alcuni gruppi satelliti come i Di Somma, i Vitale e gli Imparato, quest’ultimo collegato ai D’Alessandro, pur conservando una propria autonomia nella gestione della vendita di stupefacenti nel rione Savorito”. Uno scenario che rivela dunque i tentacoli di una piovra in grado di estendersi in diversi settori dell’economia, influenzandola con azioni criminali. Diversa pare la questione connessa ai clan di Ponte Persica. La Dia parla infatti di una “deriva del clan Cesarano” che “ha favorito la formazione di una nuova compagine che avrebbe cercato di conquistare le zone nell’area nord di Castellammare attraverso una serie di estorsioni ai danni di commercianti ed attività imprenditoriali della zona”. L’attività di contrasto, in ogni modo, “continua a colpire sia le organizzazioni camorristiche storicamente presenti sul territorio, sia gruppi criminali minori meno strutturati ma comunque aggressivi e interessati principalmente alla vendita di stupefacenti ed a piccole estorsioni”.

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