È stato ricercato a lungo, in tutto il mondo. Per un breve periodo di tempo si è pensato che stesse trascorrendo la sua latitanza nei pressi di Castellammare fino ad avere la certezza che si stesse nascondendo invece a Dubai, negli Emirati Arabi. Ora, però, la sua fuga che lo ha reso celebre nel mondo della mala è finita e per lui si sono aperte le porte del carcere italiano. Raffaele Imperiale pochi giorni fa ha fatto ritoro in Patria dopo che gli Emirati Arabi Uniti hanno accolto la richiesta di estradizione della magistratura italiana, firmata dal ministro Marta Cartabia. Un volo di Stato super blindato ha accompagnato il narcos dai magistrati che lo hanno subito interrogato dopo averlo rincorso per anni. E adesso si proverà a fare chiarezza soprattutto sull'ombra di mistero intorno alla sua figura che lo ha accompagnato per tutto il periodo della latitanza.
Raffaele Imperiale è stato arrestato nell'agosto scorso dopo che la polizia di Dubai lo stanò a casa sua dove si nascondeva con il falso nome di Antonio Rocco. Una massiccia operazione delle forze dell'ordine fece sì che le manette finissero sui polsi del narcos circondato da auto di lusso, quadri di enorme valore e decine di oggetti preziosi. Una latitanza d'oro a tutti gli effetti e che poteva continuare se la polizia araba non avesse iniziato a dare la caccia a tutti i criminali stranieri che si nascondevano a Dubai. Per mesi gli investigatori hanno pressato le autorità degli Emirati Arabi per farsi consegnare Imperiale che solo dopo la seconda richiesta di estradizione ha fatto ritorno in Italia.
"Lelluccio Ferrarelle" è considerato il principale narcos della camorra napoletana. Per anni ha inondato di cocaina le piazze di spaccio partenopee grazie agli accordi stretti con i clan di Napoli. È considerato dagli inquirenti una delle cause che ha portato allo scoppio della faida di Secondigliano e Scampia considerato che è stato per molto tempo il fornitore di cocaina per il clan Amato che di fatto iniziò ad arricchirsi alle spalle dei Di Lauro, padroni assoluti dei quartieri a Nord di Napoli e a capo della nota Alleanza. Una verità questa accertata grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno ricostruito quegli anni indicando proprio in Imperiale il narcos capace di aprire un nuovo canale della droga grazie ai suoi contatti con i sudamericani.
Contatti che Imperiale ha stretto dopo aver aperto un coffee shop ad Amsterdam dove arrivò quando aveva solo 20 anni. Lasciata Castellammare, dove aveva scampato da piccolo un tentativo di rapimento e dove aveva una famiglia nota in città per la sua attività imprenditoriale (si occupano di costruzioni, ndr), ha dato inizio alla sua carriera criminale che lo ha fatto diventare il principale referente in Europa per la cocaina grazie ai suoi collegamenti con il Sud America. Per anni ha svolto il lavoro sporco senza mai esporsi e riuscendo sempre a divincolarsi in un mondo in cui l'equilibrio e le alleanze cambiano fin troppo facilmente. Per l'Antimafia è stato un fantasma (non si avevano neanche foto recenti) fino alle dichiarazioni dei pentiti e fino a quando i magistrati non hanno deciso di stringere intorno alla sua figura, soprattutto dopo l'arresto di Marco Di Lauro nel 2019.
Lo stabiese Imperiale è divenuto noto al grande pubblico nel 2016 quando la Guardia di Finanza individuò all'interno di un casolare di Castellammare, nel quartiere Annunziatella, due tele di Van Gogh che erano state rubate dal museo di Amsterdam nel 2002. Quadri di assoluto valore che erano opportunatamente nascosti in un casolare abbandonato e che, secondo molti, furono fatte ritrovare dallo stesso Imperiale per iniziare una trattativa con la magistratura per ritornare in Italia. Dopo quel ritrovamento, però, non c'è stato nessuno sconto di pena, anzi. È infatti arrivata la prima condanna per Imperiale solamente qualche mese fa, 5 anni e 10 mesi per traffico internazionale di stupefacenti. Ma ora i magistrati vogliono chiudere il cerchio ed accertare eventuali altri reati commessi dal latitante dei Van Gogh.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.