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Castellammare - La criminalità e il pizzo che non molla la presa

Nonostante arresti e blitz, la camorra continua a imporre il proprio controllo con estorsioni e intimidazioni. Una città ancora ostaggio del silenzio e della paura.

tempo di lettura: 2 min
04/06/2025 19:35:14
Castellammare - La criminalità e il pizzo che non molla la presa

A Castellammare di Stabia il racket non è un fenomeno del passato. È una ferita ancora aperta, quotidiana, che segna il tessuto economico e sociale della città. Le estorsioni restano il volto più diffuso e radicato del potere esercitato dalla criminalità organizzata. Un potere che si traduce in minacce, aggressioni, spari, incendi. Una presenza che non arretra, nonostante arresti e operazioni di polizia.

Il metodo consiste nell'imporre il controllo per sottomettere, chiedere denaro per “protezione” e garantire così la sopravvivenza dei clan. Le inchieste più recenti confermano che il pizzo è ancora un "tributo" imposto a numerose attività commerciali e imprenditoriali, in ogni settore: dal commercio al turismo balneare, dal gioco d’azzardo ai mercati informali. Neppure le attività abusive restano fuori dal radar del sistema estorsivo, come i lidi non autorizzati sulle spiagge libere, sempre più spesso sottoposti a richieste estorsive.

Lo Stato risponde con arresti, perquisizioni e sequestri. Ma non basta. Il racket continua a fare presa perché alimentato da un clima di omertà e rassegnazione. Il silenzio – spesso imposto dalla paura – diventa l’alleato più potente della camorra. Denunciare significa esporsi, isolarsi, rischiare. E molti, ancora oggi, scelgono di tacere.

Il vero nodo, più che giudiziario, è culturale. In troppi quartieri la presenza della criminalità viene percepita come parte integrante della vita quotidiana. Una presenza “normale”, con cui si è costretti a convivere. È qui che il pizzo smette di essere un’emergenza e diventa struttura. Un costo previsto, come le bollette o le tasse, che imprenditori e commercianti calcolano in partenza.

In questo scenario, le operazioni delle forze dell’ordine restano indispensabili. Senza una reazione collettiva, il fenomeno non si estingue. Servono coraggio e responsabilità, a partire dalle scuole, dalle associazioni, dalle parrocchie, dai cittadini comuni. Perché la lotta al racket non è solo questione di indagini o tribunali: è una battaglia di civiltà. Una battaglia per la dignità e la libertà.

Fino a quando il pizzo resterà la regola e non l’eccezione, Castellammare – come tante altre realtà del Mezzogiorno – continuerà a vivere sotto scacco. E a pagare, ogni giorno, un prezzo altissimo in termini di sviluppo, legalità e futuro.

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