Castellammare di Stabia continua a essere soffocata da una piaga che sembra impossibile da estirpare: l’inciviltà diffusa e la percezione di impunità che alimentano il caos viario. Strade bloccate da auto in doppia fila, marciapiedi trasformati in parcheggi abusivi e automobilisti che ignorano ogni regola sono la quotidianità di una città ostaggio dell’arroganza di pochi e dell’inerzia delle istituzioni.
Ogni giorno, pedoni costretti a schivare vetture parcheggiate in pieno divieto mettono a rischio la propria sicurezza. Ma il peso maggiore di questa inciviltà ricade su chi già affronta difficoltà quotidiane: anziani che devono camminare sulla carreggiata, genitori con passeggini obbligati a destreggiarsi tra auto lasciate ovunque, persone con disabilità che trovano ostacolata ogni loro possibilità di movimento. Il diritto alla mobilità, sancito dalla legge, viene calpestato dall’egoismo di chi pensa solo alla propria comodità.
La situazione non è nuova, e il problema è noto a tutti. Eppure, la risposta delle autorità è sempre la stessa: controlli sporadici, sanzioni blande e una generale mancanza di volontà nel far rispettare le regole. Per ogni multa elevata, ci sono decine di trasgressori che la fanno franca, rafforzando la convinzione che tutto sia permesso. L’impunità è il carburante che alimenta questo disastro quotidiano.
E mentre si cerca di trovare giustificazioni alla maleducazione, la città soffre. Il traffico si congestiona, il commercio ne risente, e soprattutto chi ha difficoltà di deambulazione viene lasciato indietro, vittima di una Castellammare che sembra sempre più appartenere agli incivili anziché ai cittadini onesti.
Servono più controlli, più multe e più rimozioni forzate, ma anche campagne di sensibilizzazione che ribadiscano un concetto fondamentale: il rispetto delle regole è rispetto per gli altri. Finché Castellammare continuerà a tollerare questa anarchia su quattro ruote, non potrà mai essere una città vivibile e degna dei suoi cittadini.
La soddisfazione del tecnico gialloblù. «Salvezza blindata, ora ci siamo guadagnati il privilegio di sognare»