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Castellammare - Il patto sulla droga che rilancia e tiene unite le cosche locali

Gli accordi tra i clan locali e costole delle ‘ndrine calabresi e della Sacra Corona Unita pugliese fanno siglare la pace tra le cosche dell’area stabiese.

tempo di lettura: 2 min
18/09/2018 08:52:48
Castellammare - Il patto sulla droga che rilancia e tiene unite le cosche locali

Le nuove rotte della droga, insieme agli accordi tra i clan locali e costole delle ‘ndrine calabresi e della Sacra Corona Unita pugliese, fanno siglare la pace tra le cosche dell’area stabiese. Un accordo all’insegna del business legato a marijuana e cocaina in particolar modo, capace di far guadagnare fior di quattrini a tutte le organizzazioni malavitose di Castellammare e dei comuni dei monti Lattari. E’ l’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti, dopo il clima di pax camorristica instauratosi nell’area stabiese. A guidare i traffici illeciti sarebbero sempre i D’Alessandro, con quartier generale a Scanzano. La cosca una volta guidata dal defunto boss Michele D’Alessandro avrebbe infatti stretto accordi con organizzazioni criminali spagnole e del Sud America, per l’import ed export di droga. In particolare, a Castellammare arriverebbe cocaina di buona qualità, in cambio di “erba” prodotta in loco. Sarebbero poi gli stessi D’Alessandro a dividere i quantitativi ai sottoboschi criminali della città stabiese: a partire dagli Imparato (meglio conosciuti come i “paglialoni"che gestiscono l’attività illecita al rione Savorito. Continuando con le giovani leve di Moscarella (che nei mesi scorsi avevano mostrato una certa insofferenza, chiedendo maggiore autonomia) e via via con i Vitale nel centro antico e i Mirano nella zona del Cicerone. Resterebbero lontani dalla droga invece gli esponenti del clan Cesarano (attivi al rione Ponte Persica e nell’area vesuviana e dell’Agro – Nocerino – Sarnese), i quali punterebbero (secondo gli inquirenti) tutto sulle estorsioni e il riciclaggio dei soldi attraverso i cosiddetti “colletti bianchi”. Oltre alla droga, i D’Alessandro si occuperebbero anche di estorsioni e, recentemente (come dimostra un’inchiesta della Dda napoletana) avrebbero messo gli occhi anche su diversi appalti gestiti dalle istituzioni locali. La pace regge anche tra i D’Alessandro di Castellammare e gli Afeltra – Di Martino di Gragnano e degli altri comuni del comprensorio. La cosca dei monti Lattari avrebbe tuttavia autonomia sulla vendita di stupefacenti.

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