Anche la malavita danneggiata dalla siccità degli ultimi mesi. La mancanza di pioggia ha danneggiato le coltivazioni di marijuana che crescono sui Monti Lattari. Le cosche criminali dell'area stabiese, secondo alcune stime, avrebbero perso per questo motivo almeno il 50% degli introiti.
Il clima secco ed un terreno arido non avrebbe favorito la coltivazione e la crescita delle piante di marijuana disseminate sul territorio. loquente, a tal proposito, è stata la situazione relativa al monte Faito, divorato dalle fiamme per intere settimane.
Ma non è stato soltanto il clima a giocare contro la criminalità organizzata. Determinante, infatti, sarebbe stata anche l'attività di controllo del 2016, che portò al sequestro di decine di tonnellate di "erba". Un'attività imponente, con il conseguente appellativo di "Giamaica italiana" per i territori dell'area stabiese e dei monti Lattari. Del resto, a Gragnano e dintorni le coltivazioni vengono gestite dal clan Di Martino-Afeltra, alleati dei D'Alessandro di Castellammare: sono loro, secondo l'Antimafia, ad organizzare da anni tutta la macchina.
Si parte, appunto, dai semi, solitamente acquistati tramite i canali sudamericani o olandesi. Fino alla raccolta, prevista nei mesi caldi dell'estate. Nel 2016 l'attività delle forze dell'ordine portò a sequestri pari a circa 20 milioni di euro. E' questa la cifra che l'impegno congiunto di carabinieri, polizia e guardia di finanza ha sottratto alle casse dei clan della zona stabiese. Perché se ormai è chiaro che le cosche non hanno più interesse a gestire direttamente la produzione, è altrettanto palese che invece quello dello spaccio "al dettaglio" resta il business più remunerativo per la camorra, alla quale la marijuana "a chilometri zero" costa più o meno mille euro a pianta, all'ingrosso. Al dettaglio, ognuna può fruttare fino a dieci volte tanto. Sì perché l'altezza media, quando vengono tagliate, si aggira intorno ai due metri. Calcolando che si può ricavare circa un chilo di marijuana per ogni metro, e che al dettaglio ogni grammo viene rivenduto a cinque euro, il conto è presto fatto: due metri, due chili, duemila dosi singole da cinque euro, uguale diecimila euro. A fronte di un investimento di appena mille.
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