Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata alla nostra redazione dall'attività commerciale finita nel mirino dei residenti per aver posizionato un generatore di energia elettrica in Piazza Spartaco:
Alla redazione di Stabia Channel
Proviamo a rispondere con calma e nel merito, perché crediamo che il problema sia molto più complesso di come è stato rappresentato.
Stiamo commettendo un atto illecito? Sì. E di questo ci assumiamo la responsabilità, pagando le ammende che la legge prevede. Nessuno sta dicendo il contrario.
Ma il punto è un altro: applicare la legge alla lettera, in questo caso, significherebbe chiudere l’attività per 15/20 giorni. E dietro quella chiusura ci sono delle famiglie che rischierebbero di rimanere senza stipendio.
San Paolo dice che «la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita». La legge va certamente rispettata, ma crediamo sia legittimo porsi una domanda: applicare la legge esclusivamente ad litteram, in questa situazione, significa davvero che l’unica soluzione debba essere quella di mettere in difficoltà delle famiglie?
È importante anche chiarire che non tutti i lavoratori avrebbero la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali. Si tratterebbe quindi, concretamente, del rischio di lasciare delle persone senza lavoro e senza reddito.
C’è poi un altro aspetto che riteniamo importante chiarire: il generatore di corrente non è acceso 24 ore su 24.
Siamo perfettamente consapevoli che la presenza del generatore possa rappresentare un fastidio per i condomini e per i passanti. E di questo, per quanto possa essere una conseguenza di una situazione di emergenza, ci scusiamo.
Ma proprio per questo riteniamo necessario porsi una domanda: quale sarebbe la soluzione?
È davvero preferibile chiudere l'attività per 15/20 giorni, con il rischio concreto di lasciare delle famiglie senza reddito?
Oppure è possibile individuare una soluzione che consenta di contemperare il diritto dei residenti a non essere disturbati con il diritto di chi lavora nell'attività a continuare a lavorare?
C’è poi un'altra questione che riteniamo doverosa precisare.
Nella segnalazione si parla di un «rumore assordante». Comprendiamo perfettamente che il rumore possa essere fastidioso e che possa arrecare disturbo a chi vive o transita nelle vicinanze. Ma anche le parole hanno un peso.
In italiano, assordante significa letteralmente qualcosa che rende sordi, stordente, di intensità tale da impedire quasi di sentire. Definire un rumore semplicemente fastidioso come «assordante» ci sembra quindi una descrizione eccessiva rispetto alla realtà dei fatti.
Non vogliamo minimizzare il disagio di nessuno. Al contrario, siamo i primi a riconoscere che chi vive nei condomini circostanti ha il diritto alla tranquillità e che il problema debba essere affrontato.
Ma allo stesso tempo chiediamo che la situazione venga raccontata nella sua interezza, senza enfatizzazioni che rischiano di trasformare un problema reale e concreto in qualcosa di diverso da quello che effettivamente è.
C’è poi un dato che riteniamo fondamentale: la proprietà, tra le multe che sta pagando e le spese di gasolio che sta sostenendo per cercare di mantenere in piedi l’attività, sta spendendo molto più di quanto perderebbe semplicemente chiudendo il locale per quei 15/20 giorni.
Quindi non stiamo parlando di una scelta fatta per guadagnarci sopra o per risparmiare sulle sanzioni.
Al contrario: la proprietà sta sostenendo costi persino superiori a quelli che avrebbe affrontato chiudendo, proprio nel tentativo di mantenere aperta l'attività e garantire il lavoro alle persone che da essa dipendono.
Nessuno sta chiedendo di giustificare un illecito o di sottrarsi alle proprie responsabilità. Le sanzioni vengono pagate e il problema va risolto.
Ma crediamo sia altrettanto importante guardare alle conseguenze concrete delle decisioni.
Perché dietro questo problema non ci sono soltanto carte, verbali e multe.
Ci sono persone. Ci sono lavoratori. Ci sono famiglie.
E crediamo che anche questo debba essere considerato quando si parla di rispetto della legge, di tutela dei residenti e di tutela del lavoro.
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